Orologeria e Materiali High-Tech: Come Andrà a Finire?
contaminuti | 23 set, 2011 | Commenti 2
“Comunque, al momento, molti dei materiali utilizzati in orologeria, nonostante la loro immagine, sono utilizzati seguendo i dettami superficiali delle mode e non sono stati adoperati a lungo termine come oro, acciaio, rame, argento e platino lo sono invece da Secoli, se non da migliaia di anni.” (Roger W. Smith – orologiaio indipendente dell’Isola di Man – leggi a questo link il resto dell’intervista)
Inoltre…
“Siccome queste opere d’arte hanno ancora un po’ di senso nell’indicare l’ora e sono comunque delle macchine penso che possano poter essere mantenute in funzione per molto tempo; per questo motivo provo a non usare materiali come i seleni o le ceramiche.” (Thomas Prescher – orologiaio indipendente AHCI di Twann – Svizzera – leggi a questo link il resto dell’intervista)

Orologiera e Materiali High-Tech: Come Andrà a Finire?
Così la pensano, a proposito dei materiali innovativi e high-tech due artigiani e artisti della misurazione del tempo. Roger e Thomas hanno due personalità diametralmente opposte: conservatore e letteralmente cucito alla tradizione della scuola inglese (Smith è il discepolo di George Daniels) il primo, classico – ma audace e “spericolato” – nella visione meccanica il secondo. Tuttavia, entrambi non sposano quelle che sono oramai alcune delle comprovate tendenze dell’orologeria del terzo millennio.
Per centinaia d’anni, quando si trattava di costruire un segnatempo, l’ottone, l’argento, l’oro e l’acciaio furono materiali mai messi in discussione.
Osando, la prima a cercare per le casse un’alternativa fu – ben quasi cinquant’anni fa – Rado, in seguito pioniera anche nello sviluppo di casse in ceramica.
Il trattamento PVD (Phisical Vapour Deposition), che oggi non manca mai in una linea di orologi sportivi, fu sperimentato già nel 1972 da Porsche Design che insieme al partner IWC creò nel 1980 il primo orologio del mondo con cassa in titanio.
Ma stiamo parlando di anni ’70 e ’80: oramai molto tempo fa. Oggi nascono come funghi leghe e trattamenti che combinano tra loro i metalli più diversi. Vero, in molti casi basta un trattamento DLC (Diamond Like Carbon) per triplicare i Vickers – unità di misura di durezza di un metallo.

Rado V10K
Sono ben 10.000 i Vickers – guarda caso – di Rado V10K, forse l’orologio più resistente del mondo, contro i circa 1.000 dell’acciaio inox 316L utilizzato nel campo. Per non parlare del Titanio Grado 5, messo su un piatto d’argento al tavolo dell’orologeria per merito dell’industria biomedicale.

Urwerk - AlTIN
Di materiali speciali per casse, ghiere o particolari estetici, potrei elencartene ancora tanti: Urwerk per le casse usa AlTIN, acciaio trattato con elementi di Alluminio, Titanio e Nitrile. Audemars Piguet usa un carbonio davvero particolare: un materiale isotropo costituito da nanofibre di carbonio iniettato sotto una pressione elevatissima di 7500 N/ cm2, a una temperatura di 2400°C allo scopo di ottenere un materiale dotato di stabilità meccanica, fisica e chimica in tutte le direzioni.
Infine Richard Mille. Nel RM 038 la cassa è di una particolare lega chiamata AZ91 composta al 90% da magnesio! E’ leggerissima e altamente anticorrosiva. Per chi vuole un pezzo di Alta Orologeria “in grado di galleggiare” c’è il famoso RM 027 Rafa Nadal: 20 grammi – cinturino compreso – grazie al LITAL® una lega di litio contenente alluminio, rame, magnesio e zirconio.
Ma sono tecnologie davvero necessarie? Stiamo per affrontare una fusione nucleare a cielo aperto e abbiamo bisogno di un equipaggiamento adeguato? Speriamo di no. Certo, le caratteristiche enunciate da questi materiali sono sbalorditive.
Orologi in alpacca e altrettante leghe povere hanno attraversato Secoli giungendo a noi in ottime condizioni: per quelli odierni dobbiamo aspettarci esistenze immortali da “highlander”? Speriamo.
Per i movimenti meccanici, i materiali high-tech potrebbero davvero rappresentare una svolta. Qui, se Rado lo è stata per l’estetica, il pioniere assoluto fa di nome Ulysse Nardin. Se penso alla lungimiranza che ebbe Rolf Schnyder – l’uomo che ne guidava il cammino fino allo scorso aprile (purtroppo in quella data ci ha lasciati stroncato da una breve malattia), quando circa dieci anni fa – già sessantacinquenne – varò lo sviluppo da zero dello scappamento in silicio, tecnologia che vede oggi parecchi marchi a utilizzare questa soluzione: recentemente, anche Patek Philippe l’ha ammesso apertamente.

Ulysse Nardin Freak Diavolo Rolf 75
I materiali speciali nei Calibri meccanici oggi permettono di fare cose incredibili. Pensa al MIKROTIMER Flying 1000 Concept Chronograph. Per TAG Heuer, Atokalpa – azienda del gruppo Parmigiani Fleurier – ha realizzato una spirale ad alta frequenza per permettere alla parte cronografo di “vibrare” – se ancor così si può chiamare – a 3.600.000 alternanze/ora, cioè 500 Hz. In quel Calibro manca pure il bilanciere!

TAG Heuer MIKROTIMER Flying 1000 Concept Chronograph
Finisce qui l’elenco delle “diavolerie” – per usare un termine desueto e forse un po’ antico – che i materiali high-tech e speciali sono riusciti a far compiere oggi a un meccanismo: azioni, non calcoli eseguiti da un microchip.
Come un ritornello che riparte, punto di nuovo all’inizio dell’articolo: Roger e Thomas avranno ragione?
Noi, credo non lo sapremo mai.
A rispondere, dando più che un semplice parere, sarà ancora una volta “il tempo” in persona.
contaminuti
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Info Autore: Il mio nome è "contaminuti" - al Secolo Massimo Scalese. Un orologio costruito con passione è il centro di un paradiso. Cercare di comprenderlo è entrare in (quel) paradiso.Rimani in contatto con me via Google+
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Personalmente ritengo che sia giusto usare nuovi metelli e quant’altro in orologeria almeno nel settore più sportivo. Poi, invece, un classico deve rimanere classico!
Grazie Pam, insomma tradizione da una parte e futuro (che un giorno lo diventerà a sua volta) dall’altra!