Se il primo giorno di Watches and Wonders 2026 aveva alzato l’asticella con i grandi nomi e i centenari, Il Day 2 ha risposto con qualcosa di più difficile: la sorpresa. Oggi al Palexpo i brand più attesi hanno fatto esattamente quello che non ti aspettavi – e quelli che pensavi di conoscere a memoria ti hanno rimesso in discussione. Se ieri la parola d’ordine era “anniversario”, oggi c’è ne una sola che riassume questa seconda giornata. Partiamo: questa è la selezione che conta.
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ToggleZenith G.F.J. Quadrante Diaspro: il Calibre 135 trova casa
Ci sono movimenti che meritano di tornare. Il Calibre 135 di Zenith è uno di quelli: nato per conquistare premi agli osservatori cronometrici negli anni Cinquanta e Sessanta, era sparito dalla produzione di serie fino all’anno scorso, quando la manifattura di Le Locle lo aveva riportato in vita nella collezione G.F.J. dedicata a Georges Favre-Jacot.
Quest’anno Zenith non si ferma a confermare la scelta: la consolida. Il G.F.J. più ricercato porta il Calibre 135 rinnovato dentro una cassa da 39,5 mm in oro giallo 18 carati, in edizione limitata a 161 pezzi. Al centro del quadrante c’è una pietra di diaspro – le cui inclusioni rosse naturali rendono ogni esemplare diverso dall’altro. A ore 6 campeggia un contatore dei piccoli secondi in madreperla oversize, mentre l’anello esterno guilloché riprende il motivo dei mattoni della manifattura di Le Locle. Il Calibre 135 aggiornato è a carica manuale, con spirale Breguet, meccanismo fermo dei secondi, frequenza di 18.000 alternanze/ora (questo mi fa impazzire) e 72 ore di riserva di carica – quasi il doppio dell’originale storico – con certificazione COSC.
Parallelamente, Zenith porta il Chronomaster Sport Skeleton: il leggendario El Primero 3600SK viene messo completamente a nudo attraverso un quadrante in zaffiro fumé, con i tre contatori di diverso colore visibili in tutta la loro architettura. Il movimento batte a 5 Hz (36.000 alternanze/ora), misura come sempre gli intervalli brevi con una risoluzione 1/10 di secondo tramite la lancetta cronografica centrale che completa un giro ogni 10 secondi, e misura il tempo con una ruota di scappamento in silicio e 60 ore di riserva. Novità pratica: la fibbia ripiegabile ZENCLASP brevettata, è micro-regolabile. Zenith porta due movimenti, due filosofie, una sola arte: contenuti top per un vero appassionato.
Grand Seiko: la natura giapponese come laboratorio
Grand Seiko non fa orologi. Fa paesaggi da portare al polso. La manifattura di Shizukuishi porta a Ginevra otto novità che compongono forse la lineup più ambiziosa della sua storia recente, e il filo conduttore è sempre uno: la natura giapponese trasformata in materiale costruttivo.
Il pezzo che ha tolto il respiro è il Masterpiece “Mystic Waterfall” (SBGZ011): cassa da 40 mm in platino 950, quadrante inciso a mano ispirato alla nebbia della cascata di Tateshina Otaki, calibro Spring Drive 9R02 manuale con 84 ore di riserva di carica e precisione di ±1 secondo al giorno. Nonostante un prezzo di 86.000 euro è un orologio che nessuno comprerà per il suo innegabile DNA di altissima orologeria , ma per quello che rappresenta. Poi c’è il “Red Lion” (SBGD228): 44,5 mm in oro rosa 18 carati con gemme, ispirato al leone shishi della tradizione nipponica, Spring Drive 9R01 manuale e una riserva di carica che non vedi tutti i giorni — 192 ore, otto giorni interi. A un prezzo di 290.000 euro è fuori portata per quasi tutti, ma non è questo il punto: è la dimostrazione di dove Grand Seiko può spingersi, se vuole.
Per chi cerca qualcosa da indossare davvero, la risposta è l’“Ice Forest at Dawn” (SLGB006): 37 mm in oro giallo 18 carati, Spring Drive Caliber 9RB2 con una marcia ultraprecisa che sgarra al massimo di ±20 secondi all’anno, autonomia di 72 ore, impermeabilità di 100 metri. Il quadrante richiama i boschi ghiacciati all’alba. E l’“Iwao” Spring Drive in acciaio da 38,5 mm con sfumatura indaco si ispira alle formazioni rocciose costiere — quei faraglioni che trovi dalle Alpi Giapponesi fino all’altopiano di Kirigamine. Grand Seiko, fiera, trasporta gli incredibili paesaggi della sua nazione al polso, e con una meccanica che fa rabbrividire gli svizzeri.
H. Moser & Cie. x Reebok Streamliner Pump: il pulsante che ha stupito Ginevra
Ci sono collaborazioni che fanno notizia per il nome. E poi ci sono quelle che fanno notizia perché funzionano davvero. La Streamliner Pump di H. Moser & Cie. in collaborazione con Reebok appartiene alla seconda categoria — e oggi è l’orologio di cui si parla di più nei corridoi del Palexpo.
L’idea è semplice quanto geniale: il classico pulsante laterale della scarpa Reebok Pump degli anni Ottanta — quello che gonfiava il collare per adattarsi al piede — diventa il meccanismo di carica dell’orologio. La corona tradizionale scompare: ogni pressione del pulsante in alluminio anodizzato arancione trasmette energia al bariletto, con un indicatore sul quadrante che mostra la riserva in tempo reale. Moser ha riprogettato il calibro HMC 500 automatico dello Streamliner in un nuovo manuale da 30 mm di diametro e 4,5 mm di spessore, battezzato HMC 103: 21.600 alternanze/ora, spirale Straumann originale, 74 ore di riserva di carica con i ponti parzialmente scheletrati visibili dal fondello in zaffiro. La cassa è da 40 mm in fibra di quarzo forgiata — nera con finitura DLC o bianca — su una cassa interna e fondello in titanio, impermeabilità 100 metri. Produzione limitata a 250 pezzi per colorazione, prezzo CHF 31.360 escluse tasse.
Ma Moser non si ferma qui. L’Endeavour Perpetual Calendar Concept Tantalum porta la filosofia “Concept” — quadrante fumé senza indici, zero fronzoli — sulla complicazione del calendario perpetuo, con il calibro HMC 800 a carica manuale, 7 giorni di riserva di carica e ciclo bisestile completo. E l’Endeavour Minute Repeater Cylindrical Tourbillon Skeleton mette insieme tre complicazioni in un solo pezzo aperto: il calibro HMC 814, introdotto nel 2024, con tourbillon volante e doppia spirale. Nel 2026 Moser & Cie. si presenta con una personalità che fa tremare le Maison storiche. È l’unico marchio di Alta Orologeria orientato verso i giovani: merito della visione d’avanguardia del CEO Edouard Meylan.
Il trend del giorno: la complessità che si nasconde
Se ieri il tema era la storia come legittimazione, oggi al Palexpo emerge qualcosa di più sottile: l’alta complessità tecnica che rifiuta di esibirsi. E lo vedi ovunque, se sai dove guardare.
Il Nautilus senza data di Patek — di cui si è parlato nel primo giorno — toglie una funzione che il mercato chiede da sempre. Il Parmigiani Chronographe Mystérieux nasconde cinque lancette sotto una faccia pulita. Il G.F.J. di Zenith mette un movimento da osservatorio in una pietra semipreziosa, solo per chi capisce. E la Streamliner Pump di Moser reinterpreta il gesto più banale dell’orologeria — caricare la molla — trasformandolo in un’interazione fisica che non ha nulla di meccanicamente visibile al primo sguardo.
Il messaggio che arriva dalla seconda giornata di Ginevra 2026 è forte e chiaro: il lusso si sta spostando dal mostrare al sapere. I brand più interessanti di questo salone non ostentano la loro tecnica — la nascondono, riservandola a chi ha gli occhi per vederla. È un cambio di paradigma.
Domani al Day 3: gli indipendenti e le complicazioni d’autore
Se i grandi brand hanno dominato l’inizio, e oggi il telecomando è passato di mano a chi ha una visione dell’orologeria unica, il Day 3 è tradizionalmente il momento in cui le manifatture indipendenti alzano la voce. Chi ha il coraggio di spendere senza il la sicurezza del logo, spesso porta a casa l’orologio più interessante del salone. Domani si scoprirà chi.
Tra le tre sorprese di oggi, qual è quella che non ti aspettavi? La pietra di diaspro di Zenith, il Giappone che entra nel quadrante dei Grand Seiko, o la sneaker che carica un orologio da 30.000 franchi? Dimmelo nei commenti.




