
Un’immagine pubblicata su Reddit mostra uno Stirling Durrant al polso di un militare, all’interno di quello che nei commenti viene identificato come un M1283, un nuovo veicolo corazzato dell’esercito statunitense. L’autore racconta di avere messo alla prova il suo orologio sul campo e sostiene che i problemi legati agli smartwatch stiano restituendo spazio agli orologi meccanici.
La fotografia è curiosa. Il ragionamento che suggerisce lo è ancora di più.
Siamo abituati a considerare GPS, Bluetooth, sincronizzazione dei dati e connessione allo smartphone come vantaggi. In un ambiente militare, però, alcune di queste caratteristiche possono trasformarsi in vulnerabilità.
E non è soltanto teoria.
Quando un fitness tracker mostrò le basi militari
Nel 2018 fece molto rumore il caso della Global Heatmap di Strava. Aggregando le attività registrate dagli utenti attraverso smartphone e fitness tracker, la mappa aveva involontariamente reso riconoscibili installazioni militari e percorsi utilizzati dal personale in Afghanistan, Siria, Africa e altre aree sensibili.

In alcuni casi non emergeva soltanto la posizione generale di una base, ma anche le abitudini e i percorsi seguiti dalle persone che vi operavano. Strava intervenne successivamente modificando l’accesso e la gestione dei dati.
Nell’agosto dello stesso anno il Dipartimento della Difesa statunitense arrivò a vietare l’utilizzo delle funzioni di geolocalizzazione di dispositivi governativi e personali nelle aree operative. Nel documento vengono citati esplicitamente fitness tracker, smartphone, tablet e smartwatch: secondo il Pentagono, questi sistemi possono esporre posizioni, routine e numero del personale militare.
Questo non significa naturalmente che indossare uno smartwatch equivalga a comunicare automaticamente la propria posizione al nemico. Configurazione, servizi utilizzati, modalità operative e discipline di sicurezza fanno una differenza enorme.
Ma il problema esiste.
Ed è qui che un semplice orologio meccanico acquista improvvisamente una caratteristica molto moderna: non trasmette assolutamente nulla.
Stirling Durrant: un tool watch senza elettronica
Stirling Timepieces è un piccolo marchio britannico nato dall’esperienza di un militare dell’esercito britannico. L’azienda racconta che l’idea originaria nacque proprio dall’insoddisfazione verso gli orologi digitali utilizzati durante attività operative: dimensioni, affidabilità e soprattutto necessità di avere sempre una batteria sufficientemente carica.
Il Durrant Steel rappresenta bene questa filosofia.

Non c’è nulla di esotico nella sua meccanica. Utilizza il conosciuto Seiko/TMI NH35 automatico, 24 rubini, 21.600 alternanze/ora, secondi arrestabili e circa 42 ore di autonomia.
La cassa è in acciaio 316L e misura 42 mm di diametro per 13 mm di spessore, con 51 mm da ansa ad ansa. Completano la dotazione vetro zaffiro, corona a vite, lunetta unidirezionale con inserto in ceramica, Super-LumiNova svizzera su indici, lancette e lunetta e impermeabilità dichiarata fino a 200 metri. Ogni esemplare è inoltre numerato individualmente.
Niente che faccia gridare al miracolo dell’orologeria. Ma è proprio questo il punto: il Durrant è stato pensato come strumento, non come dimostrazione tecnica.
Stirling dichiara inoltre che i propri orologi vengono progettati e testati insieme a militari in servizio. Il Durrant, in particolare, trae ispirazione dalle incursioni dei commando britannici e del Commonwealth durante la Seconda guerra mondiale.
Stirling Durrant: prezzo in Italia
Sul sito Stirling il Durrant Steel costa 495 euro, entrando quindi a pieno titolo nella fascia degli orologi sotto i 500 euro.
Per gli acquisti dall’Italia, così come nel resto dell’Unione Europea, il marchio dichiara di farsi carico di tasse e dazi d’importazione, che vengono prepagati prima della consegna.
Stirling descrive i propri orologi come realizzati e assemblati artigianalmente da orologiai, ma non ho trovato nella documentazione ufficiale del Durrant un’indicazione sufficientemente chiara per affermare che l’assemblaggio avvenga interamente nel Regno Unito. Preferisco quindi fermarmi a ciò che possiamo verificare: Stirling è un marchio britannico, mentre il movimento NH35 è di origine giapponese.
Il paradosso dell’orologio intelligente
La fotografia pubblicata su Reddit non dimostra che i soldati stiano abbandonando gli smartwatch e tornando in massa agli orologi meccanici. Sarebbe una conclusione che i fatti non permettono di sostenere.
E, volendo essere ancora più pragmatici, per eliminare GPS, Bluetooth e collegamenti wireless non serve neppure necessariamente un movimento meccanico: un semplice orologio al quarzo non connesso può fare lo stesso lavoro ed essere più preciso.
La storia dello Stirling Durrant racconta però qualcosa che trovo molto più interessante.
Da anni misuriamo quanto un dispositivo sia “smart” attraverso la quantità di informazioni che riesce a raccogliere, elaborare e condividere. Ma esistono situazioni nelle quali il valore di un oggetto dipende esattamente dal contrario.
Un orologio meccanico non conosce la posizione di chi lo indossa. Non registra percorsi, non comunica con uno smartphone, non carica dati su un server e non ha bisogno di una modalità stealth.
Non sapere nulla può essere una funzione.
Nel 2026 sembra quasi un paradosso. Sul campo, qualche volta, potrebbe essere semplicemente un vantaggio.
Commenti
Buongiorno Massimo
Se ci pensi, fino a circa 10 anni fa, le foto di militari che rimbalzavano sui quotidiani, Tg, internet ecc… erano foto che evidenziavano al polso praticamente, nella loro totalità, G-Shock e Suunto Vector.
Poi, con l’avvento degli smartwatch, le foto sono cambiate in una velocità pazzesca in Apple watch, Garmin, Amazfit …
Adesso ritornano (dopo tutti i problemi che tu hai descritto in modo preciso) gli orologi automatici.
Anche questo possiamo dire come un ritorno al passato? durante la seconda guerra mondiale, al polso dei Marines e dei Britannici (dico loro perchè in rete ci sono migliaia di foto di questi militari) con al polso gli Hamilton a carica manuale diametro 34 mm, oppure vari modelli appartenenti alla “Dirty Dozen” (Vertex, Omega, Lemania, Cyma, Buren ecc..).
A mio modo di vedere, per un militare e per un qualsiasi altro lavoratore che ha bisogno di un orologio solido, senza tanti fronzoli, ancora meglio degli automatici, che logicamente non puoi sbattere di qua e di là per ovvi motivi, i G-Shock sono praticamente la scelta ideale.
Grazie
Si Sono d’accordo con te Lorenzo a riguardo dei G-Shock, e seppur non nominandoli l’ho anche scritto. Ma un bell’orologio automatico (oggi non hanno dei contro in affidabilitò nei confronti di un manuale) io come backup lo porterei sempre in casi come questi.
Buonasera, Massimo. Concordo con l’opinione tua e di Lorenzo: personalmente quando vado per boschi con l’arco per il tiro di campagna (ovviamento campo di tiro FIARC riservato ai tesserati onde evitare incidenti con escursionisti estranei) indosso un robusto orologio con cassa e cinturino d’acciao, nello specifico un Edifice Casio solar powered. Andrebbe benissimo anche un orologio meccanico, ma personalmente non metto a rischio i miei automatici piu’ eleganti (Tissot, Longines, Hamilton), al massimo l’Orient subacqueo 20 atm. Saluti Flavio
Capisco Flavio, e per un utilizzo come il tuo un Edifice solare ha sicuramente senso. Io però, soprattutto in contesti più isolati o impegnativi, preferirei avere anche un meccanico semplice e robusto come backup, proprio perché completamente indipendente dall’elettronica. Un saluto!