Se pensavi che dopo quattro anni il fenomeno MoonSwatch avesse ormai esaurito le cartucce, probabilmente dovrai ricrederti. Per acquistare il nuovo Mission To The Moon 1969, Swatch ha ricevuto oltre 1,2 milioni di candidature. Gli esemplari disponibili? Soltanto 1.969. Lo ha comunicato la stessa Swatch al termine della procedura ESTA organizzata per assegnare il diritto all’acquisto.
E questa volta non stiamo parlando semplicemente dell’ennesima variazione cromatica del MoonSwatch. Il nuovo cronografo costa 600 euro in Italia e utilizza complessivamente 11 grammi di Omega Moonshine Gold 18 carati per quadrante, lancette, corona e pulsanti. Ancora più particolare è la provenienza del materiale: Swatch ha fuso vecchi pezzi di ricambio Omega risalenti al 1969, trasformandoli nella propria lega Moonshine Gold.
A questo punto la domanda non è più se il MoonSwatch piaccia oppure no. La domanda è come sia riuscito uno Swatch da 600 euro a generare una domanda superiore di oltre seicento volte rispetto agli esemplari disponibili.
Perché questo MoonSwatch è diverso dagli altri
A prima vista riconosci subito la formula MoonSwatch: cassa in Bioceramic nero opaco, diametro di 42 mm, vetro bombato di origini bio e movimento cronografico al quarzo. Ma basta guardare quadrante e pulsanti per capire che qui Swatch ha cambiato musica.

Il quadrante, le lancette di ore e minuti, la corona e i pulsanti sono infatti realizzati in Omega Moonshine Gold 18 carati, per un peso complessivo di 11 grammi. Non soltanto scelte estetiche: Swatch ha costruito l’intero orologio attorno al 1969 e alla missione Apollo 11.
Anche il design guarda apertamente allo Speedmaster in oro realizzato da Omega nel 1969 per celebrare il successo della missione. Ritrovi così il quadrante satinato verticalmente, la lunetta nera con scala tachimetrica dorata, gli indici in oro con dettagli neri e una tipografia volutamente d’epoca.
Undici grammi d’oro che arrivano dal 1969
La parte più affascinante del Mission To The Moon 1969 è probabilmente la storia dell’oro. Swatch dichiara infatti di aver utilizzato vecchi pezzi di ricambio Omega risalenti al 1969, successivamente fusi nella propria fonderia per ottenere il Moonshine Gold 18 carati impiegato sull’orologio.
Il riferimento all’Apollo 11 è quindi doppio. Da una parte c’è l’anno, il 1969, dall’altra il peso complessivo dell’oro: 11 grammi, evidente richiamo al numero della missione.

Swatch ha costruito anche il prezzo attorno a questo gioco simbolico. Nel comunicato stampa ricorda che nel 1969 undici grammi di oro 18 carati valevano circa 11 dollari, pari a 48 franchi svizzeri dell’epoca, e che il prezzo svizzero del modello, fissato a 500 CHF, è stato calcolato prendendo come riferimento il costo dell’oro del 21 luglio 1969.
In Italia il prezzo ufficiale è di 600 euro, come indicato nella pagina ufficiale Swatch del Mission To The Moon 1969.
Per comprarlo non bastava avere 600 euro
Il dettaglio che rende questo MoonSwatch ancora più insolito è il sistema scelto da Swatch per venderlo. Non potevi semplicemente entrare in boutique e acquistarlo (Sicuramente questo sarebbe stato uno “Swatch X” che ti avrebbe fatto fare delle file interminabili): dovevi prima ottenere una sorta di autorizzazione.
La procedura si chiamava ESTA, Electronic Swatch Timepiece Application, evidente richiamo all’Electronic System for Travel Authorization necessario per entrare negli Stati Uniti. Il modulo comprendeva 32 domande e poteva essere compilato online dal 16 luglio alle 15:32 CEST fino al 21 luglio alle 23:59 CEST.
Alla fine, soltanto 1.969 persone avrebbero ricevuto l’approvazione necessaria per completare l’acquisto e ritirare l’orologio in uno Swatch Store. Il numero, naturalmente, coincide con quello degli esemplari prodotti.
È qui che il caso assume proporzioni quasi surreali. Swatch ha poi comunicato di aver ricevuto oltre 1,2 milioni di candidature per quei 1.969 pezzi. Tradotto: più di 600 richieste per ogni orologio disponibile.
A quel punto il Mission To The Moon 1969 smette di essere soltanto un’edizione limitata e diventa qualcosa di più interessante: un esperimento di desiderabilità. Swatch non ha semplicemente messo in vendita un prodotto raro. Ha creato un rito d’accesso, e oltre un milione di persone ha deciso di partecipare.
È il MoonSwatch più collezionabile di sempre?
È ancora presto per dirlo con certezza, soprattutto perché il mercato secondario deve assorbire i primi esemplari. Ma sulla carta il Mission To The Moon 1969 ha caratteristiche che nessun altro MoonSwatch aveva riunito tutte insieme.
A questo si aggiunge un legame estetico dichiarato con lo Speedmaster in oro del 1969, creato da Omega per celebrare il successo dell’Apollo 11.

Sarebbe una conclusione troppo facile. Il valore futuro dipenderà dalla domanda reale, da quanti esemplari arriveranno sul mercato e da quanto durerà l’interesse verso il MoonSwatch.
Ma se dovessi indicare oggi uno dei modelli con maggiori possibilità di essere ricordato quando la febbre MoonSwatch sarà passata, questo sarebbe certamente tra i primi della lista.
Quando compri anche una possibilità
Nel 2026 non sono certo pochi gli orologi nei quali il marketing, la scarsità e il racconto che circonda il prodotto pesano quanto – e talvolta più – della sua semplice fattura. Ne abbiamo avuto una dimostrazione pochi mesi fa con Audemars Piguet x Swatch Royal Pop, un’altra collaborazione capace di trasformare un oggetto relativamente accessibile in un fenomeno immediato di mercato.
Ma prima di prendere la tastiera e liquidare tutto come solamente una gigantesca operazione di marketing, considera un altro punto.
Con il Mission To The Moon 1969, Swatch ha costruito un prodotto che sembra accontentare entrambe le parti: chi lo vende, perché 1.969 esemplari davanti a oltre 1,2 milioni di candidature significano una domanda enormemente superiore all’offerta, e chi riesce a comprarlo, perché oltre all’orologio ottiene qualcosa di molto più difficile da quantificare: la possibilità che quei 600 euro acquistino valore sul mercato secondario.
Ma qui Swatch ha toccato uno dei meccanismi più potenti del mercato contemporaneo: non ti vende soltanto un orologio raro. Ti vende anche l’idea di essere riuscito ad acquistare qualcosa che moltissimi altri avrebbero voluto e non hanno potuto avere.
E quando a un prodotto desiderabile aggiungi anche la prospettiva, reale o immaginata, di un beneficio economico futuro, il tutto esaurito diventa molto più facile da spiegare.
A questo punto la domanda la giro a te: se fossi stato tra i 1.969 selezionati, lo avresti comprato per tenerlo o pensando già al mercato secondario?

Commenti
Si pubblicità molto discutibile dato che nella loro esta era specificato di non venderlo
Ma guarda caso dopo 2 giorni si trovavano alcuni modelli già sul mercato eBay, chrono24 ecc ecc
Quindi molti hanno e ci speculano
Avendo levato la possibilità ad appassionati e collezionisti di poterlo avere
Adesso bisogna capire come la Swatch ha assegnato gli orologi…ma soprattutto ha ingenerato una corda alla rivendita incredibile…
È un pezzo storico, una versione unica e leggendaria. Stile e bellezza associate ha tecnologia e precisione con un’ispirazione al sogno lunare. Opera d’arte da esibire con orgoglio e fierezza.
👍
Anche io ho compilato l’ ESTA e purtroppo non sono tra i fortunati assegnatari 🥲 Assolutamente no , lo avrei tenuto ! Troppo bello per essere ceduto , non ho bisogno di speculazioni o accaparramento di valuta !!!
Grazie per aver risposto alla mia domanda!
Io l’avrei tenuto , non sono stato fortunato , ora aspetto un possibile venditore.
👍
Io lo avrei tenuto
👍
Ho compilato l’ESTA ma senza successo!
L’avrei tenuto!
👍
Sicuramente un prodotto del genere ti affiscina gia la storia di cm e stato prodotto e dai pezzi che ci sn dovuti x renderlo cosi … sicuramente nn e un orologio da vendere !
👍
Si dovrebbe capire se 1,2milioni di richieste sono partite da altrettante persone o sono da dividersi tra poche migliaia di speculatori che con i boot hanno cercato di prevaricare il regolamento. Se veramente Swatch vuole difendersi dagli speculatori (cosa difficile da credere) dovrebbe fare in modo che certificati di autenticità e garanzie rimangano a casa madre e solo in caso di cessione vengano riconosciute. Una sorta di passaggio di proprietà ufficializzato che ne valida anche un prezzo di mercato.
Il dubbio sul fatto che 1,2 milioni di richieste corrispondano a 1,2 milioni di persone è legittimo. Però il regolamento vietava espressamente richieste multiple, automatiche o ripetitive; ogni partecipante poteva concorrere una sola volta e Swatch poteva squalificare chi tentasse di manipolare il sistema. Inoltre l’eventuale assegnatario deve ritirare personalmente l’orologio mostrando un documento d’identità. Quindi almeno sulla carta il sistema era stato progettato proprio per limitare bot e partecipazioni multiple.
Non ho mai venduto uno Swatch (né un altro orologio della mia collezione) in vita mia. Colleziono Swatch sin dalla fine anni ’80, da bambino.
Ho dei pezzi interessanti, come l’automatico in platino, molti speciali vecchi e nuovi.
Ma questo non è bastato per essere selezionato. Sono particolarmente soddisfatto ora di vedere così tanti esemplari in vendita. Swatch lo merita, ma forse è ciò che vuole, dopotutto.
Capisco il tuo punto di vista, soprattutto considerando che collezioni Swatch da quasi quarant’anni. Forse è proprio questo l’aspetto più discutibile dell’iniziativa: non aver previsto una qualche forma di priorità per i collezionisti storici. Quanto alla speculazione, credo che Swatch avrebbe tutto l’interesse a limitarla, ma vedere così tanti esemplari immediatamente in vendita lascia certamente l’amaro in bocca.
Sicuramente lo terrei e lo indosserei pure
😉👍
Franco Bosisio ha insegnato come fare desiderare gli orologi del gruppo Swatch. Niente di nuovo.
Ci manca solo che dicono che hanno letto tutte le domande che hanno richiesto per poter accedere alla selezione
1969 non basteranno nemmeno per le persone importanti che sono obbligati a consegnare
Però è bello.
Io ho fatto la procedura richiesta lasciando ovviamente il contatto, ma non ho avuto nessuna risposta né positiva né negativa, è normale?
Sì, è normale. Swatch contatta via e-mail i partecipanti selezionati. Se non hai ricevuto alcuna comunicazione significa quindi che, purtroppo, la tua richiesta non è stata selezionata. Era comunque specificato anche nel regolamento dell’iniziativa.