Dr. Ernst Kurtz: L’avvocato che ha inventato l’orologio da polso tedesco

Glashütte, 1926: la città che non voleva cambiare.

di Massimo Scalese – Pubblicato il 3 novembre 2026 – 9 MIN LETTURA
di Massimo Scalese – Pubblicato il 3 novembre 2026 – 9 MIN LETTURA
Ricostruzione storica con il Dott. Ernst Kurtz in primo piano e un orologiaio al lavoro in un laboratorio di Glashütte negli anni Trenta.
Ricostruzione fotografica di Ernst Kurtz in un laboratorio di orologeria a Glashütte negli anni Trenta, con un artigiano al lavoro sullo sfondo.

Cento anni fa esatti, la capitale mondiale dell’orologeria tedesca era sull’orlo del baratro. Non per mancanza di talento – Glashütte ne aveva da vendere, da quando Ferdinand Adolph Lange aveva fondato la sua manifattura nel 1845, e quasi contemporaneamente anche altri geni dell’orologeria tedesca come Julius Assmann, Ludwig Strasser e Gustav Rohde, e come non menzionare nel 1878 Moritz Großmann che aprì la Deutsche Uhrmacherschule (Scuola tedesca orologiera). Il problema era un altro, e aveva a che fare con l’orgoglio.

L’orologio da polso non era una novità. Era nato quasi un secolo prima come gioiello femminile – una decorazione al polso più che uno strumento – e solo con la Grande Guerra aveva cambiato natura. In trincea, i soldati avevano imparato a preferirlo a quello da tasca, e non raramente legandone i modelli da tasca al polso: bastava un’occhiata senza liberare le mani, senza aprire bottoni sotto il fuoco. Era pratico, immediato, militare. Eppure a Glashütte, quella che sembrava solo una moda nata in guerra veniva guardata con scetticismo aristocratico: i calibri da polso allora in commercio non raggiungevano la precisione dei movimenti da tasca sassoni, e nessuno aveva voglia di abbassare gli standard per rincorrere una tendenza che, forse, sarebbe presto passata. Così la città rimase ferma, aggrappata alle antiche certezze dei suoi capolavori tascabili.

Museo Orologio Tedesco Glashütte orologio Assmann
Orologio da tasca Julius Assmann

I numeri, però, raccontavano un’altra storia. In Germania, nel 1930, per la prima volta le vendite di orologi da polso eguagliarono quelle da tasca. Nel 1934 la quota degli orologi da polso aveva già raggiunto il 65 per cento del mercato. Glashütte aveva quasi perso il treno.

Nel frattempo, la Deutsche Präzisions-Uhren-Fabrik Glashütte – la DPUG, la più grande cooperativa produttiva della Germania, tremila dipendenti – era crollata sotto il peso dei debiti, dell’iperinflazione e delle speranze deluse. Nel 1923 una pagnotta di pane costava 200 miliardi di marchi: gli operai venivano pagati ogni giorno e tornavano a casa con carriole di banconote che valevano sempre meno. Il 17 giugno 1925, la Giro-Zentrale Sachsen – la principale banca creditrice – presentò istanza di fallimento.

Glashütte aveva bisogno di qualcuno che sapesse guardare avanti. Incredibilmente, quella persona non era un orologiaio.

L’uomo sbagliato nel posto giusto

All’epoca il Dr. Ernst Kurtz aveva trentotto anni ed era un avvocato. La Giro-Zentrale Sachsen lo incaricò di risanare i resti della DPUG non perché sapesse costruire un orologio, ma perché sapeva leggere i bilanci, negoziare con i creditori e prendere decisioni difficili senza lasciarsi paralizzare dalla tradizione.

Ritratto storico in bianco e nero del dottor Ernst Kurtz, fondatore di UROFA e UFAG a Glashütte nel 1926.
Dr. Ernst Kurtz (1888–1996)

Il 7 dicembre 1926, dalle ceneri della cooperativa fallita, Kurtz diede vita a due società sorelle. La prima si chiamava UROFA – Uhren-Rohwerkefabrik AG – e aveva il compito di produrre i movimenti, i calibri allo stato grezzo pronti per essere rifiniti e montati. La seconda era la UFAG, Uhrenfabrik AG Glashütte, che avrebbe invece assemblato e commercializzato gli orologi finiti. Una divisione del lavoro lucida, industriale, moderna: produzione separata dalla vendita, con un flusso controllabile dall’inizio alla fine.

Ma la vera rottura con il passato era un’altra. UROFA e UFAG furono le prime aziende in assoluto a Glashütte a concentrarsi esclusivamente sull’orologio da polso. Niente più orologi da tasca, niente nostalgia. Kurtz aveva capito dove stava andando il mondo, e nel suo paese aveva deciso di andarci per primo, nonostante la cittadina dove era nata l’orologeria tedesca ancora non ci credeva.

Sapeva benissimo di partire in svantaggio. I costruttori svizzeri erano già consolidati in quel mercato. I marchi tedeschi che avrebbero scommesso per primi sui segnatempo da polso avrebbero goduto di un vantaggio commerciale enorme. Kurtz non aveva né il tempo né le risorse per rincorrere: doveva reinventare la produzione orologiera di Glashütte da zero, con un’ambizione dichiarata fin dal principio – costruire orologi da polso che reggessero il confronto con i migliori da tasca mai prodotti in Sassonia.

Gli UROFA-Stifte: orologiai che suonano il violino

Non era un tecnico ma sapeva che nessuna strategia industriale regge senza persone formate nel modo giusto. E il suo metodo educativo era, per l’epoca, straordinariamente originale.

Gli apprendisti delle sue manifatture divennero famosi in tutta Glashütte con il soprannome di UROFA-Stifte – letteralmente, i “perni di UROFA”, come i minuscoli perni metallici che tengono insieme un movimento. Un nome affettuoso, che diceva tutto sull’identità collettiva che si stava costruendo attorno alle nuove fabbriche.

Ma ciò che li rendeva davvero unici era qualcosa di inaspettato: egli pretendeva che ogni apprendista imparasse a suonare uno strumento musicale. Non come attività opzionale, non come svago del tempo libero. Come requisito del percorso formativo. La logica era precisa: la musica insegna ritmo, pazienza, coordinazione, ascolto. Sviluppa quella sensibilità alle proporzioni e all’armonia che è fondamentale anche al banco dell’orologiaio, dove la differenza tra un movimento che funziona e uno che non funziona può essere questione di pochi micron.

Fotografia storica dello stabilimento UROFA (Uhren-Rohwerkefabrik AG) a Glashütte, in Germania, con l'edificio industriale e i binari ferroviari in primo piano.
Lo storico stabilimento UROFA di Glashütte, fondato nel 1926 da Ernst Kurtz per avviare la produzione industriale di movimenti destinati agli orologi da polso.

L’avvocato andò oltre. Finanziò un’orchestra d’archi composta interamente dagli apprendisti orologiai, che organizzava concerti regolari per la città. Glashütte, piccola e raccolta tra le colline dei Monti Metalliferi, sentiva suonare i futuri costruttori di orologi. Parallelamente, per dare agli apprendisti una valvola di sfogo fisica, vennero formate tre squadre di pallamano. E per rendere il periodo di tirocinio il più sereno possibile, Kurtz fece costruire un dormitorio che ospitava prima venti, poi quaranta ragazzi.

Era, in tutto e per tutto, una comunità del lavoro. Un modello che definiremmo con quella parola che oggi va tanto di moda, “olistico”, e che all’epoca era semplicemente il frutto di una convinzione: che i migliori orologiai non si formano solo insegnando loro a smontare e rimontare un calibro, ma costruendo intorno a loro un ambiente dove la precisione è un valore condiviso, non solo una tecnica.

Il Calibro 58 e il Raumnutzwerk

Nel 1935 arrivò il capolavoro tecnico che cambiò tutto: il Calibro 58 di UROFA.

I progettisti avevano affrontato il problema fondamentale dell’orologeria da polso dell’epoca: come trasferire in uno spazio miniaturizzato i principi costruttivi collaudati degli orologi da tasca, senza sacrificare precisione e affidabilità. La soluzione fu elegante. Sul calibro campeggiava un grande bariletto di carica – il contenitore della molla motrice – affiancato da un bilanciere altrettanto generoso, secondo i principi classici dei movimenti da tasca. Per guadagnare spazio senza rinunciare ai piccoli secondi continui (la lancetta che scorre linearmente che solitamente su un movimento classico si trova a ore sei), gli ingegneri rinunciarono al collegamento diretto sul treno del tempo e progettarono un sistema di trasmissione indiretta che permetteva di posizionare la lancetta dei secondi esattamente sopra al bariletto. Il risultato presentava un ingombro di 20 x 28 millimetri con un’altezza di soli 4 millimetri: compatto, robusto, preciso.

Illustrazione in stile vintage del movimento UROFA Calibro 58, il calibro da polso sviluppato a Glashütte negli anni Trenta.
Illustrazione del Calibro 58 UROFA, il movimento che contribuì a cambiare il corso dell’orologeria di Glashütte.

Kurtz, da avvocato qual era, capiva il valore delle parole meglio di molti tecnici. Per lanciare il Calibro 58, inventò un termine che oggi definiremmo un brand concept: Raumnutzwerk, letteralmente “movimento a sfruttamento totale dello spazio“. Ne fece il fulcro di una campagna pubblicitaria su larga scala – che Glashütte Original definisce oggi ufficialmente come “la prima moderna campagna di marketing nella storia dell’industria orologiera di Glashütte”. Lo slogan era brutalmente efficace: “orologi da polso all’altezza degli orologi da tasca”. Il Calibro 58 divenne il calibro più venduto mai prodotto a Glashütte fino a quel momento.

C’è ancora un dettaglio che vale la pena sottolineare, perché racconta meglio di qualsiasi statistica l’importanza di UROFA in quegli anni: agli inizi degli anni ’40, Lange – una delle manifatture più illustri di Glashütte – non aveva ancora sviluppato un proprio calibro da polso. I pochi orologi da polso che commercializzava montavano movimenti acquistati proprio da UROFA. Il giurista che aveva reinventato Glashütte era diventato il fornitore tecnico dell’intera città.

Gli orologi di qualità superiore ricevettero un marchio a parte: Tutima, nome ispirato al latino tutus – “sicuro, protetto”. Kurtz stesso raccontò così la storia: “Nella ricerca di un nome per gli orologi di qualità speciale, fu indetto un concorso. Il vincitore, che ricevette il premio, era un dipendente dell’azienda. Il termine Tutima fu creato cambiando una lettera.” Ignaro degli sviluppi futuri, aveva messo giù le basi per un nuovo marchio – tuttora operativo a Glashütte – che continua a distinguersi per le sue creazioni.

Maggio 1945: la spartizione di un’eredità

L’8 maggio 1945 l’aviazione sovietica bombardò Glashütte. Molte fabbriche ne uscirono completamente distrutte. Nell’agosto del 1945, i soldati dell’Armata Rossa arrivarono a Glashütte con un piano preciso. Non si trattava del solito disordinato saccheggio di guerra, ma di uno smantellamento scientifico che durò settimane. Trentadue autocarri, ciascuno carico di dieci tonnellate di macchinari, utensili e documenti, lasciarono la cittadina sassone diretti verso l’Unione Sovietica.

1945 militari russi e spedizione di macchinari UROFA
1945 Militari russi controllano lo stoccaggio di macchinari UROFA

Pochi giorni prima dell’arrivo dei sovietici, Ernst Kurtz lasciò Glashütte per sempre, portando con sé il marchio Tutima, e si stabilì nella Germania Ovest. Aveva cinquantasei anni e ricominciava da zero per la seconda volta.

Ciò che rimase a Glashütte era tutto il resto: gli impianti produttivi, il know-how industriale accumulato in quasi vent’anni di lavoro, gli UROFA-Stifte che non avevano potuto o voluto partire. Il patrimonio tecnico e umano che Kurtz aveva costruito finiva in mani diverse. Lui portava il nome Tutima a ovest. Il metodo produttivo restava a est. Molti fuggirono da Glashütte. Tra loro c’era anche Walter Lange – nipote di Ferdinand Adolf, che poi tornò a ricostruire l’azienda di famiglia, sogno che coronò il 24 ottobre 1994 a settant’anni appena compiuti.

Kurtz non tornò mai più a Glashütte. Morì nel 1996 a Ganderkesee, all’età di 97 anni – abbastanza a lungo da vedere nascere Glashütte Original e da sapere che aveva avuto ragione.

Glashütte Original lo ricorda oggi con rispetto profondo, definendolo “il visionario stratega che ha guidato l’industria orologiera di Glashütte nell’era moderna”.

Da UROFA a Glashütte Original: una catena genetica lunga cent’anni

GUB Spezimatic Glashütte prrecursore Glashütte Original Sixties
GUB Spezimatic Glashütte precursore dei Glashütte Original Sixties.

Come ho raccontato più nei dettagli nella piccola guida all’orologeria sassone, che ho scritto oramai quattordici anni fa, nel 1951, il regime della Germania Est nazionalizzò e fuse tutto ciò che era rimasto a Glashütte in un’unica grande azienda di stato: la VEB Glashütter Uhrenbetriebe, la GUB. Dentro confluirono UROFA e UFAG. I tecnici che lavoravano negli stabilimenti erano in parte gli stessi UROFA-Stifte formati dall’avvocato, o i loro allievi. Il know-how industriale che aveva costruito – la produzione standardizzata dei movimenti da polso, la filosofia del Raumnutzwerk, l’ossessione per la precisione in piccoli spazi – sopravvisse nella pratica quotidiana delle officine.

Poi arrivò il 1989, cadde il Muro, e Glashütte si risvegliò dall’altra parte della storia. Nel 1991 la GUB venne privatizzata e registrata come Glashütter Uhrenbetrieb GmbH. Nel 1994 l’azienda scelse il nome con cui presentarsi al mondo, Glashütte Original – sito web – di cui Nicolas Hayek si innamorò acquistandola il 9 ottobre 2000; da allora l’azienda fa parte dello Swatch Group.

Il filo che lega tutto questo a Ernst Kurtz è diretto e non può essere spezzato. UROFA e UFAG sono le fondamenta legali, industriali e tecniche su cui l’eredità di Glashütte Original del dopoguerra è stata costruita, attraverso la GUB. E quella filosofia del Raumnutzwerk – l’arte di progettare movimenti complessi ottimizzando ogni millimetro disponibile – è ancora il DNA dei calibri di manifattura GO dei nostri giorni.

Glashütte Original Serenade Luna Calibro 35
Calibro 35 Glashütte Original Serenade Luna

Ma c’è un dettaglio che spesso viene dimenticato: il primo orologio da polso prodotto in quantità significative a Glashütte, negli anni successivi alla fondazione di UROFA, era un orologio femminile.

Quasi un secolo dopo, esattamente nel 2024, Glashütte Original ha celebrato quella tradizione con il Serenade Luna e il suo Calibro 35. Il disco lunare che muove l’indicazione delle fasi lunari occupa quasi tutta la superficie del movimento.

Glashütte Original Serenade Luna oro rosso diamanti
Glashütte Original Serenade Luna versione oro rosso diamanti e fasi lunari.

Quattro immagini circolari di un cielo stellato filigranato. La forma della luna che nasce dalla sovrapposizione con la finestrella. E grazie a un design integrato che non aggiunge altezza al calibro – esattamente come insegnava il Raumnutzwerk – l’indicazione raggiunge una precisione di un giorno di scarto ogni 122 anni.

Ernst Kurtz non era un orologiaio. Ma è lui, più di chiunque altro, che ha deciso come sarebbe stato l’orologio da polso tedesco: preciso come quelli da tasca, compatto come le nuove esigenze richiedevano, e costruito con l’idea che ogni millimetro quadrato di un calibro è spazio prezioso da non sprecare mai. Un’idea che, cento anni dopo, è ancora qui.

 

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