Quanti cronografi da polso pensi che Audemars Piguet abbia prodotto tra il 1930 e i primi anni ’80? Il dato è impressionante: appena 307 esemplari in oltre cinquant’anni. E di quella primissima serie del 1930, composta da soli sei movimenti, oggi ne sopravvivono con certezza solo due. Uno di questi sta per andare all’asta da Christie’s a Ginevra l’11 maggio prossimo, al Four Seasons Hotel des Bergues.
Stiamo parlando di un Audemars Piguet monopulsante “Coussin Tortue” referenza 41.849, prodotto intorno al 1930 per il mercato americano e venduto nel 1935. Un pezzo rimasto per oltre novant’anni nella stessa famiglia, quella del primo proprietario, che esce ora per la prima volta sul mercato secondario. La stima ufficiale parte da 200.000 franchi svizzeri e si spinge fino a 400.000.
Una storia rimasta nascosta per oltre 90 anni
Quando nel 1930 Audemars Piguet avviò la produzione dei suoi primi cronografi da polso, la manifattura della Vallée de Joux era ancora una piccola realtà artigianale specializzata in pezzi complicati prodotti in numeri minuscoli. Il primo lotto consisteva in soltanto sei movimenti. Il primo a essere completato venne cassato in oro bianco 18 carati e venduto nello stesso 1930. I due successivi finirono in casse di platino: uno venduto nel 1935, l’altro nel 1937. Gli ultimi tre movimenti, secondo gli archivi della Maison, vennero incassati e commercializzati solo oltre un decennio più tardi.
Il prezzo al lancio? 280 franchi svizzeri. Una cifra importante per l’epoca, certo, ma quasi irrisoria se la confronti con la stima attuale. L’esemplare che vedrai sotto il martello di Christie’s appartiene a questo gruppo iniziale ed è uno dei due dei quali si ha certezza assoluta della sopravvivenza.
Il monopulsante che funziona attraverso la corona
C’è un dettaglio tecnico che rende questo cronografo ancora più affascinante: tutte le funzioni — avvio, arresto e azzeramento — vengono comandate premendo la corona di carica. Niente pulsanti laterali, niente spinta meccanica separata. Solo un singolo punto di pressione che gestisce l’intero ciclo di cronometraggio.
Questa configurazione, chiamata appunto monopulsante, era tipica dei primissimi cronografi da polso, quando i produttori non avevano ancora standardizzato il design a doppio pulsante che oggi consideriamo scontato. Pensa a quanto fosse una sfida, nel 1930, costruire un meccanismo del genere in dimensioni così ridotte. Erano i primi anni in cui il cronografo migrava dalle tasche ai polsi e ogni soluzione era ancora sperimentale.
Cassa Wenger e quadrante d’oro
Il design “Coussin Tortue” è un piccolo capolavoro Art Déco. La cassa a cuscino in platino spazzolato fu realizzata da Wenger, uno dei più grandi cassai ginevrini dell’epoca, e incornicia un quadrante a due toni, grigio e bianco, che secondo gli archivi Audemars Piguet è realizzato in oro.
Le linee sono moderniste, quasi contemporanee. Se lo vedessi oggi al polso di qualcuno, potresti scambiarlo per il progetto recente di un indipendente. Eppure ha quasi un secolo. Prima dell’asta il pezzo è tornato in fabbrica per una revisione completa e nell’aprile 2026 Christie’s lo ha riportato al Musée Atelier Audemars Piguet nella Vallée de Joux, lì dove era nato. Un ritorno alle origini documentato in un video tra Sebastian Vivas, direttore Heritage e Museum di AP, e Rémi Guillemin, capo del dipartimento orologi di Christie’s. Per maggiori informazione visita il sito web www.christies.com.
Quanto vale davvero questo Audemars Piguet?
Cifre tonde: 200.000-400.000 franchi (circa 220.000-440.000 euro) è la forchetta ufficiale. Una stima ragionevole se consideri che parli di uno dei sei cronografi originali, di una provenienza familiare ininterrotta da novant’anni e di una manifattura che fino agli anni ’80 ha prodotto cronografi in numeri ridicolmente bassi.
Il mercato vintage nel 2026 sta premiando proprio questo tipo di pezzi: rari, documentati, con storia tracciabile. Non sarei sorpreso di vedere il martello scendere oltre il limite alto della stima, soprattutto se la sala si scalderà tra collezionisti a caccia di pezzi della prima ora Audemars Piguet.
E tu, cosa ne pensi del meccanismo monopulsante che opera tutto attraverso la corona di carica? Lo trovi una soluzione geniale per la sua eleganza essenziale, oppure preferisci la praticità dei due pulsanti che oggi diamo per scontati su qualunque cronografo? Lasciami un commento qui sotto, sono curioso di sapere come ti poni davanti a una scelta progettuale così radicale.



Commenti
Buongiorno Massimo
Hai detto tutto tu, questo cronografo è dal punto di vista meccanico, pazzesco, tutte le funzioni — avvio, arresto e azzeramento — vengono comandate premendo la corona di carica. Solo un singolo punto di pressione che gestisce l’intero ciclo di cronometraggio.
Se pensiamo che questa micromeccanica è stata realizzata nel 1930, in assenza totale di torni CNC, frese robotizzate, strumenti di misura a laser ecc..bè abbiamo detto tutto.
Sono queste le cose che ti fanno innamorare di questo mondo che è l’orologeria meccanica.
Grazie
Esatto! Dopo quasi 100 anni, questo Audemars Piguet è la prova vivente che il vero genio artigianale non invecchia mai — anzi, con il tempo diventa leggenda.