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Harry Winston OPUS: La Storia

Articolo approfondito che racconta la storia degli orologi Opus esaminando tutti e 12 i modelli creati dal 2001 al 2012.

di Massimo Scalese 8 MIN LETTURA

 

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di Massimo Scalese 8 MIN LETTURA

 

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Siamo alla fine degli anni ’80. Harry Winston – marchio americano leader nell’alta gioielleria – si alza una mattina deciso a conquistare – o forse meglio a dire la sua (come nessuno aveva mai fatto prima) nel pianeta del lusso a lei vicino. Sembrano terre molto simili: entrambe sono curate maniacalmente nei minimi particolari, ma l’aria che respiri qui si chiama Alta Orologeria.

Storia di Harry Winston in orologeria

In un’epoca dove molti stavano ancora piangendo le vittime della “guerra del quarzo”, i grandi gruppi orologieri erano impegnati a nascere o consolidarsi, rilevando e cercando allo stesso tempo di rianimare antichi blasoni orologieri, la Maison ebbe il coraggio di lanciare una vera sfida all’orologeria. Partendo dalle lontane americhe, e introducendo anno dopo anno nuove collezioni di segnatempo, nel 2001 fu finalmente la volta degli orologi Opus. Da lì in avanti quel nome lungo solo cinque lettere rappresenterà per Harry Winston la vera svolta vincente del suo recente cammino, e contemporaneamente in Alta Orologeria nulla fu più come prima.

2001 – 2012: Tutti gli orologi Harry Winston OPUS

Con il progetto Opus Harry Winston fu il primo marchio nella storia ad avviare una collaborazione con i più grandi orologiai del pianeta nell’intento di carpire – e nello stesso tempo condividere – le loro visioni per iniziare a portare avanti (in sordina) le proprie. Super. A più di dieci anni dalla sua rivelazione, i fatti dimostrano che questo è il modello seguito dalla maggior parte dei marchi startup di Alta Orologieria del mondo intero.
Ecco tutti gli orologi Opus, dal primo all’ultimo, abbinati all’orologiaio coinvolto in ogni singolo progetto.

Opus One – François-Paul Journe

Tre serie limitate da sei esemplari ciascuna con diverse complicazioni a bordo per ingabbiare l’estrosità meccanica di François-Paul in un estetica altrettanto sbalorditiva. Il primo è Opus One Five Days Automatic è un cronometro che batte a 21.600 alternanze all’ora, segue Opus One Chronomètre à Résonance nuova versione dell’orologio a risonanza di Journe con due fusi orari, infine Opus One Tourbillon in cui l’orologiaio nativo di Marsiglia implementò il famoso sistema a forza costante remontoir d’égalité che fornisce energia uniforme al bilanciere ad ogni sua oscillazione.

Opus Two – Antoine Preziuso

Con Opus Two l’orologiaio AHCI ginevrino di origini italiane si è espresso in due omaggi al tourbillon, complicazione cui è un vero esperto e che continua a costruire in diverse varianti, incluse quelle da tasca. Il primo è Opus Two Tourbillon Perpetual Calendar: un segnatempo assai riservato nel custodire le due fini complicazioni che lo animano; sul quadrante è visibile il tourbillon appoggiato su una struttura di ponti a vista, ma per vedere il calendario perpetuo retrogrado – inventato e brevettato da Harry Winston – bisogna girare l’orologio e osservarlo dal fondello. Il secondo Opus Two è un tourbillon montato in un contesto cesellato e impreziosito dai diamanti; anche la cassa è tempestata di diamanti a taglio baguette. Gli Opus Two sono stati costruiti in due serie da 12 esemplari ciascuno.

Opus 3 – Vianney Halter

Conosciuto come uno dei più fantasiosi orologiai del mondo Vianney Halter ha spinto il concept Opus 3 verso zone ben oltre i confini della realtà meccanica. Sulla cassa rettangolare in oro sei aperture a forma di oblò mostrano ciascuna una cifra colorata. Blu per le ore, che si leggono sulle aperture superiori a sinistra e a destra; nero per i minuti, negli oblò inferiori a sinistra e a destra; rosso per la data che appare verticalmente nelle finestre del centro. La visualizzazione si basa sullo scatto istantaneo dell’insieme delle sei indicazioni. E’ una prodezza tecnica unica. Serie limitata a 55 esemplari, 25 in oro rosa, 25 in platino e 5 in platino con diamanti bianchi Harry Winston.

Opus 4 – Christophe Claret

A un primo sguardo sembra un orologio tradizionale, invece – con la sua cassa d’ispirazione Premier – Opus 4 è totalmente reversibile. Segnatempo di Alta Orologeria estrema alterna complicazioni nobili e tecnologiche come un tourbillon e una ripetizione minuti con timbro a cattedrale, poetiche come una grande Luna e un datario marcato sul bordo del quadrante. Mosso da un movimento di 423 elementi – interamente progettato da uno dei più grandi esperti orologiai della complicazione sonora – è stato costruito in soli 20 esemplari.

Opus 5 – Felix Baumgartner

Inedito è Felix Baumgartner come orologiaio, inedita fu la complicazione della visualizzazione dell’ora su Opus 5. Essa è marcta tramite satelliti che ruotano in 3D: tre elementi cubici girevoli, riportanti ciascuno quattro cifre, segnano a turno l’ora girando su due assi. Sul fondello un “service indicator” graduato da 0 a 5 anni (ndr. ora negli orologi Urwerk si chiama “Oil change”) consente a chi lo indossa di sapere quando sarà giunto il momento di portare l’orologio ad effettuare un controllo. Edizione limitata a 100 esemplari.

Opus 6 – Robert Greubel & Stephen Forsey

Da due cultori del meccanismo regolatore inventato da Abraham-Louis Breguet come Robert Greubel & Stephen Forsey, non ci si poteva che aspettare un tourbillon. Quello presente in questo Opus è imponente, ibero dalla gabbia e dagli ingranaggi che solitamente gli stanno intorno. E’ un maestoso esempio di orologeria meccanica tridimensionale; ore e minuti sono indicati tra ore 2 e ore 3 in un oblò con 2 dischi coassiali, i piccoli secondi con un disco singolo a ore 11. Opus 6 nasconde due finezze orologiere: la prima è il tourbillon inclinato a 30° che gli permette di correggere gli errori che inficiano la regolarità di marcia del bilanciere non solo in posizione verticale, la seconda è quella che i due orologiai sono riusciti a rendere invisibili gli ingranaggi, decentrandoli sotto il ponte che nasconde tutta la parte destra del quadrante. Davvero notevole. Ne sono stati costruiti solo 6 esemplari.

Opus 7 – Andreas Strehler

Da sempre l’orologiaio di Sirnach ha trovato ispirazione per le sue opere nel movimento delle ali di una farfalla; anche il logo della sua attività indipendente è costituito da una farfalla. Opus 7 ha un Calibro meccanico a forma di farfalla stile Art Noveau. Per visualizzare l’ora e la riserva di carica non possiede alcuna lancetta ne meccanismo classico. Tutto avviene grazie a un disco che si muove comandato dalla corona. Una prima pressione fa coincidere la cifra dell’ora con l’indicatore triangolare della ruota posizionato a ore 10, una seconda colloca la scala dei minuti di fronte all’indicatore, per finire premendo per la terza volta si legge la riserva di carica. Opus 7 ha la cassa in oro bianco ed è stato costruito in 50 esemplari.

Opus 8 – Frédéric Garinaud

Poteva Opus non rendere omaggio anche agli orologi degli anni ’70, ovviamente seguendo modo e maniere tutte sue? L’uomo, in quegli anni abituato a viaggiare avanti indietro nello spazio, sembrava vivere nel futuro, forse già consapevole di essere proiettato nel digitale. In Opus 8 ore e minuti sono digitali, ma tutto è fuorché scontato. Le cifre appaiono solo su richiesta, premendo un bottone situato sul lato destro dell’orologio. Liberamente ispirato al gioco della macchina di Galton, che riproduce le forme che gli si imprimono – mano, viso, ecc… il meccanismo unisce tutte le funzioni: il minuto porta l’ora, che porta a sua volta l’indicatore AM/PM, consentendo così di visualizzare tutto sempre su richiesta. Edizione limitata a 50 esemplari.

Opus 9 – Jean-Marc Wiederrecht & Eric Giroud

Con Opus 9 Harry Winston si è presa la soddisfazione di mostrare anche in orologeria quanto i suoi diamanti abbiano da sempre fatto la differenza. Questo orologio li usa per visualizzare le ore senza alcun quadrante. Ci sono due catene, una delle ore, l’altra dei minuti, composte da 33 di queste preziose pietre a taglio smeraldo. Anche qui nessuna lancetta ma una visualizzazione lineare segnata da due granati mandarino color arancione vivo. Un meccanismo a cremagliera pensa a raffigurare e muovere una visualizzazione del tempo che luccica come non s’era mai visto prima. Edizione limitata a 100 esemplari.

Opus 10 – Jean-François Mojon

Opus 10 o Opus X – come è di fatto chiamato – rappresenta il tempo sotto forma di un grande effetto speciale, tramite la rotazione continua in 24 ore di una piattaforma che sostiene le unità del tempo. Gli unici a star fermi, qualunque posizione la piattaforme assuma, sono i moduli dissociati di ore, minuti e secondi. L’effetto girevole è accentuato dagli assi obliqui delle indicazioni che seguono perfettamente la sagoma del cristallo. Sviluppato su un treno d’ingranaggi planetario costituito da una ruota solare, da un satellite e da uno chassis, oltre a ore, minuti, e secondi, il movimento meccanico a carica manuale fornisce un secondo fuso orario di 24 ore mostrato sul bordo della piattaforma e una riserva di carica ad indicazione lineare sul fondello della cassa. E’ stato costruito in serie limitata a 100 esemplari.

Opus 11 – Denis Giguet

L’undicesimo Opus è meccanica con effetti straordinari. E’ opera di Denis Giguet – uno che in orologeria meccanica ha più volte dimostrato (MCT – Manufacture Contemporaine du Temps) che per chi è bravo nulla è impossibile. Per iniziare, la cassa è molto complessa ed è formata da tre cilindri sovrapposti: l’elemento tondo principale visualizza le ore, il secondo raccordato in alto conta i minuti su un disco retrogrado per le unità, e un disco saltante per le decine; il terzo, ad un livello inferiore, mostra il movimento regolare di un grande bilanciere in titanio. Qui incomincia il bello. Ogni 60 minuti l’indicazione digitale delle ore collocata al centro “esplode” per poi ricomporsi un attimo dopo marcando quella successiva e rimane ferma sino all’ora successiva.

Per spiegare com’è fatto ci vorrebbe un articolo a parte; basti sottolineare che anche le forme degli ingranaggi che permettono questa magia – ricavate tramite fotolitografia per ottenere tolleranze altrimenti impensabili – non sono convenzionali visto gli angoli in cui devono operare. Oltre il futuro. Edizione limitata a 111 esemplari.

Opus 12 – Emmanuel Bouchet & Augustin Nussbaum

Presentato all’ultimo salone mondiale dell’orologio, ancora più del suo predecessore Opus 12 è andato oltre ogni probabile concetto di orologeria meccanica. Il tempo non scorre più attraverso una coppia di lancette posizionate al centro del quadrante, ma mediante un sistema costituito da 12 coppie di lancette che vanno dall’esterno verso l’interno. Le lancette, rivolte verso l’interno, puntano l’attenzione verso il centro del tempo. Una lancetta retrograda sincronizzata con la lancetta principale dei minuti scorre lungo un settore di 5 minuti. Alla fine del suo percorso, scatta all’indietro e ritorna alla posizione iniziale. La lancetta lunga dei 5 minuti ruota e si rimette in posizione.

Come nel modello precedente, anche in Opus 12 a ogni cambio d’ora inizia un vero spettacolo. La corona interna si slancia improvvisamente attorno al quadrante e la sua ruota dentata provoca la rotazione delle lancette delle ore in rapida successione. Man mano che la corona ruota, stazione dopo stazione, la lancetta delle ore gira di 360 gradi intorno alla lancetta dei minuti e il suo colore blu appare in superficie per un istante prima di scomparire di nuovo. La cinematica dura qualche secondo fino a che, dopo aver attraversato le 12 stazioni, la ruota dentata attiverà la visualizzazione dell’ora successiva e si fermerà. Facile da scrivere, complicato solo poter immaginare come funzioni. Edizione limitata a 120 pezzi.

VIDEO Harry Winston OPUS 12

Concludendo

Raggruppando in un solo articolo tutti gli orologi Opus sinora costruiti, appare evidente come Harry Winston sia riuscita a dimostrare che – se ci si impegna a fondo – si può riuscire a raccontare una bella storia anche se non si ha alle spalle un pedigree (orologiero) secolare.

Pur essendo ben vivo e chiaro in ognuno di questi dodici il concetto di opera d’arte, si nota anche come – a partire da Opus 8 – Harry Winston abbia iniziato a essere consapevole che fosse giunta l’ora di rivelare al mondo intero il 100% della sua visione, fatta di segnatempo che vogliono farsi riconoscere per la loro meccanica estremamente complicata e non convenzionale.

Altre informazioni sugli orologi Harry Winston Opus a questo link.

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Commenti

  1. Non si possono chiamare semplicemente “orologi”.
    Bisogna inventare un nuovo termine…
    Queste sono creazioni meccaniche che fanno impallidire chiunque ami il mondo dell’orologeria.

    1. Grazie per il commento Lorenz! E’ vero, hai perfettamente ragione.. ma il termine esiste già anche se – negando l’evidenza – coloro che non hanno passione per l’orologeria, per “questi oggetti” non sono disposti a riconoscerlo: si chiamano “Opere d’Arte”..

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