Omega Speedmaster Grey Side of the Moon: il colore della Luna, 57 anni dopo

Il 57° anniversario dello sbarco lunare si festeggia al polso: prova live del cronografo in ceramica al plasma con calibro 3869.

di Massimo Scalese – Pubblicato il 21 luglio 2026 – 10 MIN LETTURA
di Massimo Scalese – Pubblicato il 21 luglio 2026 – 10 MIN LETTURA
Omega Speedmaster Grey Side of the Moon in ceramica al plasma grigia su cinturino nylon, posato su stampa fotografica lunare con astronauta NASA sullo sfondo
L’Omega Speedmaster Grey Side of the Moon su cinturino in nylon. Sullo sfondo, la foto storica NASA: non un’ambientazione costruita, ma il contesto esatto per cui questo orologio è stato pensato.

21 luglio. Cinquantasette anni fa, alle ore 4:56 del mattino ora italiana – nello stesso momento in cui questo articolo è andato online, Neil Armstrong sollevava la prima nuvola di polvere sul Mare della Tranquillità. Non sabbia dorata, non un paesaggio marziano: polvere grigia, uniforme, quasi mediocre nella sua neutralità scientifica. Più o meno come l’aveva descritta Jim Lovell sei mesi prima, durante la missione Apollo 8, quando la superficie lunare si mostrò agli occhi umani da quella prospettiva con una chiarezza mai avuta prima: “Essenzialmente grigia. Senza colore. Come gesso di Parigi, o sabbia grigiastra.”

L'astronauta Apollo 11 Buzz Aldrin sulla superficie lunare con Omega Speedmaster sulla tuta spaziale
Apollo 11, 21 luglio 1969: Buzz Aldrin cammina sulla superficie lunare con lo Speedmaster fissato sopra la tuta spaziale. Foto: NASA.

Quella frase è incisa sul fondello dell’Omega Speedmaster Grey Side of the Moon, l’orologio che recensirò oggi.

Prime impressioni dal vivo

Il Dark Side of the Moon – che ho già provato e pubblicato l’anno scorso – non ha mezze misure: nero totale, quadrante a gradini, presenza inequivocabile dal primo secondo. Il Grey Side lavora in modo completamente diverso. Quando l’ho tolto dalla scatola, la prima impressione non è stata tecnica ma visiva: questo orologio ha una presenza silenziosa, quasi riservata, che raramente ti aspetti da qualcosa con 44,25 mm e 50 mm di ansa-ansa dichiarati.

Il motivo è la ceramica grigia. Non il grigio del cemento, non quello dell’asfalto: un grigio che il trattamento al plasma trasforma secondo la luce. In ambiente chiuso, o in controluce, l’orologio tende all’antracite scuro, avvicinandosi quasi al nero del Dark Side. Poi esci, lo porti sotto il sole diretto, e quella superficie sprigiona un riflesso quasi metallico – simile all’acciaio satinato di qualità elevata, ma con una profondità diversa, più interna, più silenziosa. È lo stesso materiale che cambia faccia: a volte scompare nel polso, altre volte brilla. Questa versatilità cromatica è uno dei tratti più caratteristici della ceramica al plasma, e in cinque giorni di uso non mi sono mai stancato di osservare che faccia avrebbe fatto.

Omega Speedmaster Grey Side of the Moon visto frontalmente in luce naturale: ceramica al plasma grigia e quadrante scheletrato con decorazione lunare del calibro 3869
La ceramica al plasma in luce naturale diretta: il grigio vira verso un riflesso quasi metallico, molto diverso da come appare nelle foto kit stampa. I sotto-quadranti alle 3 e alle 6 mostrano la grana concentrica; la scheletratura apre sul movimento decorato.

Sulle dimensioni: ogni persona che mi ha visto questo orologio al polso non ha commentato che fosse grande. Più di uno ha detto “è elegante”. Il tono grigio scuro e le anse a lira, leggermente curve per seguire il profilo del polso, abbattono la percezione del diametro reale. Il Grey Side da 44,25 mm si porta senza problemi anche su polsi di 17 cm di circonferenza, e non è una semplice promessa: è quello che si vede davvero. Provare per credere.

Lo spessore di 12,97 mm – identico al Dark Side Apollo 8 e diretta conseguenza del passaggio al calibro manuale 3869 rispetto al 9300 automatico del vecchio modello 2014 – lo rende sottile per la sua taglia.

Sul cinturino in nylon pesa 94 grammi. Con il cinturino in gomma si sale a 101. Entrambi i numeri ti dicono una sola cosa: questo è un cronografo ceramico che pesa meno di uno Speedmaster in acciaio su bracciale.

Omega Speedmaster Grey Side of the Moon al polso su cinturino nylon: nonostante i 44,25 mm dichiarati, l'orologio veste in modo compatto e proporzionato
44,25 mm al polso: la ceramica grigia e le anse a lira abbattono la percezione delle dimensioni reali. Nessuno, vedendolo così, direbbe che si tratta di un 44 mm.

Un quadrante da scoprire

Il quadrante del Grey Side non funziona come quello del Dark Side. Non c’è lo step-dial, la struttura a gradini concentrici che dà al Dark Side quella geometria ordinata e discendente. Qui trovi scheletratura: ceramica grigia aperta sul movimento decorato, con lancette e indici che galleggiano su strati di lavorazione meccanica.

Dal vivo, la profondità di questo quadrante è qualcosa che nessuna fotografia ufficiale (essendo tutte volutamente piatte) riesce a restituire fino in fondo. I contatori alle 3 e alle 6, con la loro grana concentrica, introducono un punto di ordine visivo dentro la complessità della scheletratura. È proprio questo alternarsi tra pieni e vuoti, tra superfici lavorate e aperture sul movimento, a dare al Grey Side una tridimensionalità che dal vero cattura molto più di quanto lasci immaginare in foto. Il sotto-quadrante alle 9 – il più piccolo – lascia intravedere direttamente una porzione della parte superiore del calibro decorata: è lì, guardando con attenzione, che la lavorazione tramite ablazione inizia a emergere con più chiarezza.

Macro del quadrante dello Speedmaster Grey Side of the Moon: la decorazione a laser-ablation della superficie lunare emerge tra i totalizzatori, il sotto-quadrante alle 9 rivela direttamente il calibro 3869
Dal vivo la profondità del quadrante è difficile da fotografare e impossibile da comunicare con le immagini ufficiali. La decorazione lunare ottenuta per ablazione laser sul calibro 3869 affiora tra le aperture della scheletratura come un paesaggio in rilievo.

La leggibilità in piena luce solare non è il punto di forza di questo quadrante. È buona – gli indici luminosi applicati sono presenti e le lancette sono chiare – ma richiede un secondo di attenzione in più rispetto a un Moonwatch classico.

Al buio il Grey Side of the Moon si trasforma: lancette e indici si illuminano con forza e, guardando bene, anche la scala tachimetrica della lunetta partecipa alla scena luminosa. È un compromesso esplicito: il Grey Side sceglie profondità estetica e tecnica, cedendo qualcosa in termini di lettura rapida. Devi saperlo prima di acquistarlo, ma io lo vedo più come un tratto caratteriale.

Omega Speedmaster Grey Side of the Moon al buio con Super-LumiNova verde acceso su lancette, indici e scala tachimetrica della lunetta
Al buio il Grey Side of the Moon si trasforma: lancette e indici si illuminano con forza, e anche la scala tachimetrica della lunetta partecipa alla scena luminosa. La leggibilità che di giorno richiede un secondo di attenzione in più, di notte sparisce.

Il calibro 3869

Fondello dell'Omega Speedmaster Grey Side of the Moon: attraverso il cristallo zaffiro è visibile la decorazione Far Side del calibro 3869 con la citazione di Jim Lovell incisa sull'anello esterno
Il fondello del Grey Side of the Moon: il Far Side della Luna – il lato che gli astronauti dell’Apollo 8 videro per primi – è inciso sulla platina del calibro 3869. Sull’anello esterno, la citazione di Jim Lovell. Sullo sfondo, la foto NASA della missione Apollo 11.

Il 3869 è basato sul 3861 del Moonwatch moderno e porta con sé tutta la certificazione Master Chronometer METAS: scappamento Co-Axial, 21.600 alternanze/ora, 50 ore di riserva di carica, stop dei secondi – funzione assente nei vecchi calibri manuali Omega – per la sincronizzazione precisa. Non è il calibro con le specifiche più spinte della nuova famiglia Side of the Moon (il 9908 Black Edition del Dark Side lavora a una frequenza superiore e offre 60 ore di riserva grazie al doppio bariletto), ma ha una continuità architetturale con il Moonwatch che per questo orologio specifico è tutt’altro che marginale.

La decorazione ad ablazione tramite laser lo trasforma da calibro eccellente a oggetto narrativo. Il lato del quadrante mostra il Near Side della Luna, il lato visibile dalla Terra. Il fondello in vetro zaffiro rivela invece il Far Side – la faccia nascosta che la missione Apollo 8 rese visibile agli occhi umani per la prima volta nella storia. Il simbolismo qui non c’entra: è una lettura della Luna tradotta direttamente nell’architettura visibile del movimento.

Sul cinturino in nylon, l’assenza del rotore concentra il peso in avanti: si avverte un leggero sbilanciamento, tipico dei manuali. Il cinturino in gomma, con la texture a superficie lunare sul retro, offre una presa e una stabilità al polso decisamente migliori.

Quel grigio ha una storia precisa

Dettaglio dell'incisione "The Moon Is Essentially Grey" sul fondello dell'Omega Speedmaster Grey Side of the Moon, citazione dell'astronauta Jim Lovell durante la missione Apollo 8 del 1968
“The Moon Is Essentially Grey”: la frase di Jim Lovell durante l’Apollo 8 del 1968, ripresa da Omega sull’anello del fondello in inglese britannico. Non uno slogan – un’osservazione scientifica diventata ispirazione estetica.

Nel dicembre 1968, Apollo 8 completò le prime orbite lunari della storia umana. Frank Borman, Jim Lovell e William Anders — ciascuno con uno Speedmaster al polso — riemersero da dietro il lato nascosto della Luna e ristabilirono il contatto radio con Houston. In quel momento Lovell affidò alla radio una delle descrizioni più nitide e disincantate mai dedicate al nostro satellite, la famosa: “La Luna è essenzialmente grigia, senza colore; sembra gesso di Parigi, o sabbia grigiastra.”

Omega ha inciso sul fondello del Grey Side of the Moon la parte più celebre di quella descrizione, resa in inglese britannico. Per me non è lì per fare marketing, è un atto di fedeltà nei confronti di un’osservazione scientifica, reale, che senza volerlo entrò nella storia. E la ceramica al plasma – che trasforma molecolarmente la ceramica bianca in quel grigio metallico specifico – è la traduzione materiale di quella frase. Non un grigio qualunque: quel grigio, il più preciso possibile.

Earthrise della missione Apollo 8 con la Terra che sorge sopra l orizzonte lunare
Apollo 8, dicembre 1968: la celebre foto “Earthrise”, la Terra che sorge oltre il bordo della Luna vista dall’equipaggio in orbita. Foto: NASA.

La distanza tra lo Speedmaster indossato dagli astronauti dell’Apollo 11 – acciaio, cristallo in esalite, uno strumento senza orpelli nato per essere usato e non ammirato – e questo cronografo in ceramica al plasma da 16.300 euro è abissale in termini di materiali, filosofia e destinazione d’uso. Eppure c’è un filo che li tiene uniti: lo stesso nome, la stessa Luna, la stessa storia. Il Grey Side non pretende di essere quello Speedmaster. Ne è l’interpretazione contemporanea, da collezione.

Varianti, referenze e prezzo

Il Grey Side of the Moon è disponibile in due versioni: riferimento 310.92.44.50.06.001 con cinturino in tessuto nylon con fodera in gomma, e riferimento 310.92.44.50.06.002 con cinturino in gomma con texture a superficie lunare sul retro. Entrambi i cinturini misurano 21 mm in larghezza. Il prezzo è identico per entrambi: 16.300 euro. L’impermeabilità è 50 metri.

La scelta tra i due non è solo estetica. Il nylon è appena più leggero (94 grammi totali contro 101 del gomma), più traspirante in estate, con una morbidezza che si sposa bene con il tono grigio della ceramica. La gomma offre stabilità superiore e il pattern lunare sul retro del cinturino – invisibile agli altri, evidente a chi sa guardare – è esattamente il tipo di dettaglio nascosto che certi orologi sanno custodire.

Dettaglio della chiusura deployante dell'Omega Speedmaster Grey Side of the Moon: struttura in titanio con inserti in ceramica, incisione "Titanium Ceramic" ben visibile
La chiusura deployante combina titanio e ceramica: leggera, resistente, e coerente con la filosofia costruttiva dell’intera cassa. Un dettaglio che si vede poco nelle recensioni e che vale la pena osservare da vicino.

Conclusione

Il Grey Side of the Moon è l’orologio che scegli quando il Dark Side ti sembra troppo appariscente. Non è un giudizio di merito: il Dark Side è uno Speedmaster notevole. Ma il grigio al plasma gioca su un registro diverso, più riservato, più difficile da spiegare a chi non guarda davvero gli orologi. Ed è forse questo il suo valore più autentico nel catalogo degli Speedmaster ceramici contemporanei: il Dark Side lo riconoscono tutti, il Grey Side lo apprezza chi sa leggere strato per strato.

C’è però una piccola riserva che non voglio nasconderti. Il quadrante scheletrato sacrifica un po’ di leggibilità diurna sull’altare della profondità visiva e tecnica: su un cronografo, che per definizione nasce per misurare, è un compromesso che bisogna scegliere con lucidità. Chi usa il proprio Speedmaster come strumento probabilmente preferirà il Dark Side o il Moonwatch classico. Chi invece cerca la versione più rara, più silenziosa, più tecnicamente stratificata dell’attuale famiglia Speedmaster, e per me anche la più spettacolare, nel Grey Side trova qualcosa che le foto stampa non riescono mai a spiegare: una profondità che si scopre solo dal vivo, sotto la luce giusta, al polso giusto.

Cinquantasette anni dopo il primo passo, c’è ancora qualcosa di inaspettatamente commovente nell’idea che un’osservazione così poco poetica – “è essenzialmente grigia” – sia diventata l’ispirazione per uno degli orologi più sofisticati che Omega produce. Lovell stava solo descrivendo quello che vedeva. Omega ne ha fatto un orologio che, pur potendo lasciare freddo chi resta ancorato al cronografo sportivo tradizionale in acciaio, sul piano delle finiture – nella sua categoria – per me si colloca al vertice.

Tu lo sentiresti addosso quel grigio come un aggancio con qualcosa di più grande – o la profondità visiva del Grey Side ti convince meno della chiarezza espressiva del Dark Side? Dì la tua nei commenti.

FAQ – Omega Speedmaster Grey Side of the Moon

Qual è la differenza tra il Grey Side of the Moon 2025 e il modello del 2014?

Il modello 2025 sostituisce il calibro automatico 9300 con il manuale 3869, derivato dal 3861 del Moonwatch. Questo porta lo spessore totale a 12,97 mm, riduce il peso e introduce una decorazione del movimento ottenuta per ablazione laser che riproduce la superficie lunare. È un aggiornamento tecnico sostanziale, non un semplice restyling estetico.

Quanto è grande davvero l’Omega Grey Side of the Moon 2025 al polso?

La cassa misura 44,25 mm di diametro con 50 mm ansa-ansa. Nonostante i numeri, la tonalità grigia scura della ceramica al plasma e le anse a lira rendono l’orologio percettivamente più contenuto di quanto ci si aspetti, ed è portabile anche su polsi di 17 cm senza apparire sproporzionato.

Che cos’è la ceramica al plasma e perché rende il Grey Side più costoso del Dark Side Apollo 8?

La ceramica al plasma è ceramica bianca trasformata da un trattamento al plasma ad alta temperatura che le conferisce quel grigio metallico senza ricorrere a vernici o rivestimenti superficiali. È un processo più complesso rispetto alla ceramica nera standard e questo si riflette in un prezzo leggermente superiore rispetto al Dark Side Apollo 8.

Qual è il prezzo dell’Omega Speedmaster Grey Side of the Moon nel 2026 e quante versioni esistono?

Il prezzo è 16.300 euro per entrambe le versioni disponibili: il riferimento 310.92.44.50.06.001 con cinturino in tessuto nylon e il riferimento 310.92.44.50.06.002 con cinturino in gomma. Entrambi i cinturini misurano 21 mm in larghezza.

Cosa significa la frase “The Moon is essentially grey” incisa sul fondello del Grey Side of the Moon?

È l’osservazione dell’astronauta Jim Lovell durante la missione Apollo 8 del 1968, quando descrisse per la prima volta la superficie lunare vista dall’orbita: grigia, uniforme, senza colore. Omega ha scelto di incidere quella frase sul fondello del Grey Side, trasformando un’osservazione scientifica in ispirazione estetica e chiave narrativa dell’intero orologio.

 

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Commenti

  1. Buongiorno Massimo
    Che dire…
    A settembre 2008 Omega ha presentato lo Speedmaster Dark Side Of The Moon Apollo 8, per capirci quello con le sfere gialle e la sfera dei secondi continui rappresentata dalla navicella spaziale e con la versione personalizzata del calibro a carica manuale 1869 presente nel classico Moonwatch e rinominato 3869 per questa variante “lunare”.
    Quando mi recai dal concessionario Omega e provai al polso il Dark, ero rimasto entusiasta, bellissimo, particolare. Ero rimasto un pò cosi quando il venditore mi disse che costava 9800€ (nel 2008), ora 15900€…
    Questa versione è praticamente identica, ma in grigio.
    Sono tutte versioni commemorative, ma visto i prezzi e alcune particolarità come la diminuita leggibilità in piena luce solare, sinceramente mi lasciano un pò perplesso… meglio forse il classico Moon? Ai posteri l’ardua sentenza 😉
    Grazie

    1. Grazie per il commento Lorenzo e per aver condiviso il ricordo. Solo una precisazione: il Dark Side Apollo 8 “giallo” è del 2018 e montava un 1869 decorato. Questo Grey Side è la nuova generazione del 2025, con cassa in ceramica al plasma rivista e calibro 3869 Master Chronometer, quindi un progetto diverso e più avanzato rispetto a quei modelli. Sul fatto che il Moonwatch classico resti il riferimento, invece, sono d’accordo con te: qui però siamo proprio su un altro piano, va visto dal vivo per capirlo.

      1. Buongiorno Massimo
        Si, nel 2018, ho scritto per sbaglio 2008, ma era nel settembre 2018.
        Grazie

        1. Ma certo Lorenzo, grazie dei tuoi sempre puntuali e autorevoli interventi!

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