C’è qualcosa di curioso nel modo in cui certi nomi ritornano. Il Monarch era già nei cataloghi Tudor a metà del Novecento — un orologio da polso classico, sobrio, pensato per chi non aveva bisogno di esibire nulla. Poi sparì, come accade spesso in orologeria, inghiottito dalla corsa al modello successivo. Cento anni dopo la fondazione del marchio, Tudor lo riporta in vita. E presentandolo al salone di Watches and Wonders 2026, non lo fa in sordina.
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ToggleTudor compie 100 anni: perché il Monarch
Nel 1926 Hans Wilsdorf registrò il nome Tudor con un’idea semplice quanto ambiziosa: costruire orologi con la stessa cura dei Rolex, ma a un prezzo che più persone potessero permettersi. Com’era avanti con i tempi quell’uomo. Quell’idea ha tenuto per un secolo intero, adattandosi alle tecnologie disponibili, cambiando i fornitori, costruendo una manifattura propria a Le Locle — ma senza mai tradire l’impostazione di partenza.

Il Monarch 2026 è il segnatempo scelto per celebrare questo traguardo. Tudor poteva puntare su un modello già celebre come il Black Bay o il Pelagos, entrambi con storie solide alle spalle. Ha preferito riesumare un nome quasi dimenticato, caricarlo di tutta la tecnica disponibile oggi, e presentarlo in una forma che guarda deliberatamente indietro. Scelta coraggiosa, e a mio parere, giusta.
La cassa: 39 mm che non passano inosservati
La prima cosa che noti guardando il Monarch è la cassa. Trentanove millimetri di diametro in acciaio, con una forma che richiama il cuscino — anse corte e squadrate, profilo sfaccettato con alternanza di superfici lucidate e satinate. Non è un design nuovo: Tudor lo usava già negli anni Cinquanta e Sessanta, quando gli orologi da polso avevano ancora quella geometria tonda-ma-non-tonda che oggi semplificheremmo chiamandola vintage.
Lo spessore è di 11,9 mm, la distanza ansa-ansa di 46,2 mm. Misure da orologio elegante ma non esile, pensato per stare al polso durante una giornata intera senza sembrare un ospite fuori posto né sotto un polsino di camicia né su un maglione a collo alto.
La corona di carica è a vite, in acciaio. L’impermeabilità si ferma a 100 metri — il minimo che Tudor si impone su tutti i modelli con calibro di manifattura.
Il quadrante: champagne scuro, numeri misti, secondi a ore 6
Qui sta il vero carattere del Monarch. Il quadrante color champagne scuro — Tudor lo definisce papyrus, con un riferimento preciso all’antico materiale egiziano — ha una finitura spazzolata verticale che in certi tipi di luce assume riflessi quasi dorati, in altri diventa quasi opaca. Non è un quadrante che si comporta sempre allo stesso modo, e questo è uno dei tratti che lo rende interessante da indossare davvero.
Gli indici sono applicati, quindi fisicamente sollevati dalla superficie. I numeri sono una combinazione di romani — dal X al II — e arabi — dal 4 all’8 — disposti in modo da creare una leggibilità immediata senza far ricorso ai tradizionali indici a bastone. I più esperti sanno gà di cosa sto parlando: è la disposizione denominata “California Dial”, una scelta stilistica scelta anche dai primissimi Monarch degli anni Cinquanta.
I piccoli secondi si trovano a ore 6. Nessuna data, nessuna complicazione aggiuntiva. Solo ore, minuti, secondi. Tudor ha avuto il coraggio di non aggiungere nulla, e ha fatto bene.
Il bracciale integrato e la chiusura T-Fit
Il bracciale sfaccettato a due maglie segue esattamente il linguaggio della cassa: stesse superfici alternate, stesso profilo geometrico. L’integrazione visiva con la cassa è totale — uno di quei casi in cui togliere il bracciale e sostituirlo con un cinturino di pelle cambierebbe completamente l’identità dell’orologio.
La chiusura è il sistema T-Fit di Tudor, un meccanismo a farfalla che permette piccole regolazioni in corsa senza strumenti. Chi ha già indossato un Black Bay su bracciale conosce bene questo dispositivo — funziona bene, scatta con precisione, e dopo qualche minuto al polso ci si dimentica della sua esistenza. Che è esattamente quello che deve fare una chiusura.
Il calibro MT5662-2U: manifattura, decorazioni, doppia certificazione
Sotto il fondello in zaffiro — una finestra sul movimento che Tudor ha scelto di aprire su questo modello — si trova il calibro di manifattura MT5662-2U. È un automatico con carica bidirezionale, 32 rubini, frequenza di 28.800 alternanze/ora (4 Hz) e una riserva di carica di 65 ore.
Sessantacinque ore. Se lo togli al polso il venerdì sera, il lunedì mattina è ancora in marcia. Dettaglio pratico, non secondario.
Il bilanciere è a inerzia variabile con taratura a vite (sarebbe più corretto chiamarli eccentrici) — una soluzione costruttiva che permette regolazioni di precisione senza dover intervenire sulla spirale. La spirale stessa è in silicio antimagnetico: un materiale che non ha bisogno di lubrificazione specifica e mantiene le proprie proprietà elastiche nel tempo senza degradarsi come i metalli tradizionali.
Le finiture sono quelle dell’orologeria tradizionale: Côtes de Genève sui ponti (), perlage sulla platina, inserto in oro 18 carati sul rotore. Non è un movimento decorato per fare bella figura – è un movimento rifinito al minimo. Non vuole sembrare “artificialmente” ciò che non è.
La doppia certificazione lo rende uno dei movimenti più controllati nella fascia di prezzo. Il COSC (Controllo Ufficiale Svizzero dei Cronometri) certifica il calibro non incassato con una tolleranza di -4/+6 secondi al giorno. Il METAS (Istituto Federale Svizzero di Metrologia) certifica invece l’orologio completamente assemblato, con standard più severi: variazione massima di 0/+5 secondi, resistenza garantita fino a 15.000 gauss di campo magnetico — una soglia che supera abbondantemente qualsiasi situazione che potrai incontrare nella vita quotidiana, incluso passare accanto a risonanze magnetiche ospedaliere — e autonomia dichiarata verificata.
Due enti diversi, due fasi di test distinte, un solo orologio. Questo si chiama Master Chronometer.
5.460 euro: dove si posiziona il Monarch
Il prezzo italiano di listino è 5.460 euro sul bracciale integrato. Per orientarsi: il Black Bay 58 parte da 4.610 euro, il Black Bay 36 intorno ai 4.390, mentre il Pelagos parte da circa 5.200.
Il Monarch costa di più, e il motivo è nel movimento. Il calibro MT5662-2U ha una gestazione più sofisticata rispetto ai calibri montati sui modelli sportivi della linea: ha la doppia certificazione COSC+METAS, la spirale in silicio, le finiture tradizionali visibili dal fondello in zaffiro. Stai pagando un salto qualitativo reale, non solo un nome diverso sulla cassa.
Mettendolo a confronto con la concorrenza nella stessa fascia — un Longines Master Collection certificato COSC si trova tra 2.500 e 4.400 euro, il Monarch gioca in una categoria superiore per dichiarazioni tecniche e rifiniture. La distanza più interessante è con certi orologi di manifattura svizzera tra i 4.000 e i 7.000 euro dove le certificazioni METAS sono ancora rare. Per sapere di più sulla rete commerciale visita il sito web tudorwatch.com.
Opinioni: Un secolo di Tudor in 39 mm
C’è una certa coerenza nel fatto che Tudor abbia scelto proprio il Monarch per festeggiare cent’anni. Non il modello più venduto, non il più famoso – uno di quelli rimasti nell’ombra, con un nome che pochi ricordavano, che torna con un’identità precisa e un contenuto tecnico che il Tudor del 1926 non avrebbe potuto nemmeno immaginare.
Quello che trovo più concretamente interessante del Monarch è la certificazione METAS, la spirale in silicio – elementi importanti che solitamente troviamo su orologi di marchi di fascia superiore. Esteticamente invece, è la scelta del quadrante. Quel champagne con i numeri misti, i piccoli secondi a ore 6, la totale assenza di datario.
Tudor ha rinunciato a una funzione che il mercato chiede quasi sempre, per costruire un orologio con una leggibilità e un’estetica che sembrano uscite da un altro tempo — pur essendo tecnicamente tra i più aggiornati che il marchio abbia mai prodotto.
Questa tensione tra passato e presente, tra forma antica e meccanica moderna, è la vera proposta del Monarch. Che sia la proposta giusta dipende molto da quello che cerchi in un orologio.
Tu cosa ne pensi: cosa ti ha colpito di più del Monarch del centenario? Il suo avanzato calibro proprietario con certificato METAS, oppure il quadrante così essenziale, senza data e senza complicazioni? Lascia la tua opinione nei commenti — mi interessa sapere come la vedi.






Commenti
Mi sembra che anche Omega abbia scelto la certificazione metas.
Senza dubbio un bell’orologio ma a mio parere, a parità di componentistica verso altri marchi, un tantinello costosetto.
Stupendo 😍
molto bello ed elegante, quadrante classico che si abbina bene anche ad un abbigliamento casual e sportivo.
Devo dire che il prezzo é sempre inaccessibile anche essendo costruito con certi buoni materiali, l’orologio o segna tempo e un oggetto che deve essere considerato utile per tutti e non un oggetto adatto per chi non ha problemi nel spendere denaro tanto per mostrarlo agli altri come collane con diamanti o rorlogi in oro con diamanti eccetera o come mangiare su un piatto doro e posate d’oro. Ma chi ha denaro da spendere per avere un segnatempo preciso nel tempo, non esiste la precisione assoluta, si ha sempre perdita in secondi nel tempo, qualunque orologio meccanico e al quarzo, deve essere sempre controllato ogni mattina se il secondo é preciso altrimenti si perdono i secondi e i minuti ma non é necessario spendere quei soldi così esagerati come anche negli altri orologi, servono per vedere le ore.
Buongiorno,
io non posso permettermelo, ma chi può non capisco perchè non deve comprarselo!
Alla fine i soldi sono suoi!
I materiali con caratteristiche tecniche avanzate si pagano, si paga la ricerca scientifica necessaria alla loro scoperta, si paga anche il tecnico che assembla il meccanismo (manifattura) ecc.
Buongiorno Massimo
Sai cosa ti dico? Mi piace davvero molto questo Tudor Monarch.
Mi piace la misura della cassa, il bracciale a due maglie sfaccettate e la chiusura “T-fit” per micro-regolazioni della misura, mi piace il colore del dial, le sfere dei minuti e delle ore.
L’hai notata la chicca degli indici (sia quelli romani che quelli arabi)? sono tutti smussati in modo perfetto, così facendo hanno aumentato la visione di profondità.
Poi il movimento di manifattura, con 65h di riserva, certificato. Chapeau.
Grazie
Buongiorno sinceramente no! Sembra la copia di un citizen. Niente di particolare parliamo comunque di più di 5000 euro.
Si.si la copia di un Citizen uno ha scritto ..un citizen …master chronometer vero?? …parlando seriamente orologio bello ma molto costoso..e una sola colorazione..ma sicuramente ne aggiungeranno altre..vediamo come risponde il mercato…
Molto bello. Condivido in pieno la scelta Tudor di celebrare il centenario con questa reinterpretazione in chiave moderna del Monarch.
FINALMENTE il coraggio di investire su quadranti puliti e stilisticamente impeccabili.
Cosa c’è di più desiderabile di un quadrante solo tempo con secondi a ore 6.
Basta questi datari orribili che rovinano la simmetria dei quadranti!
Brava TUDOR!
Per il prezzo, siamo nella fascia giusta per Tudor, considerando anche la qualità e le prestazioni cronometriche del movimento.
Se qualcuno si scandalizza…che dire del folle posizionamento che Breitling ha scelto per la nuova linea Polerouter di,Universal Geneve? Pura follia!