
Estate. Per molti sta per arrivare il momento di staccare, scollegarsi e semplicemente rilassarsi, mettere da parte (se ce la fai) le notifiche, respirare e fare qualcosa di diverso – senza però dover per forza rinunciare alla passione per gli orologi. E se ti dicessi che esiste un posto in Europa dove puoi fare tutte e tre le cose insieme? Benvenuto in Sassonia.
Grossmann200: la mostra che Glashütte aspettava da 200 anni
Lo avevo anticipato a marzo. Il 25 giugno 2026 il Museo dell’Orologeria Tedesca di Glashütte – Foundation “German Watch Museum Glashütte – Nicolas G. Hayek” ha inaugurato la mostra speciale Grossmann200, dedicata a uno dei padri fondatori dell’orologeria sassone: Moritz Grossmann.

Non è la solita mostra-tributo. È un’esposizione che esplora Grossmann come persona più da vicino di quanto sia mai stato fatto prima. E lo fa con un colpo di scena inedito: oltre ai segnatempo da lui stesso manufatti, per la prima volta vengono mostrati al pubblico dieci bozzetti originali di un monumento che avrebbe dovuto essere eretto in suo onore nel cuore di Glashütte – e che non fu mai realizzato. Questi disegni erano rimasti sepolti negli archivi per decenni. Vederli oggi è come aprire una lettera che non è mai arrivata a destinazione.
Chi era davvero Moritz Grossmann
Karl Moritz Großmann nacque il 27 marzo 1826 a Dresda. Morì il 23 gennaio 1885, subito dopo aver tenuto una conferenza sull’introduzione delle ore del mondo – quasi come se avesse voluto chiudere il cerchio in modo simbolico.

Nel mezzo, una vita straordinaria. Non era solo un orologiaio di talento: era un uomo di successo, un tecnico, un inventore, un teorico e un insegnante appassionato. Nel 1878 fondò la Scuola Tedesca di Orologeria a Glashütte, trasformando quella che era una professione tramandata per esperienza diretta in una disciplina tecnica fondata su basi solide e verificabili. I suoi strumenti di misura – in particolare quelli con scala metrica – diventarono standard nella produzione orologiera. I suoi scritti, ancora oggi, testimoniano una profondità di pensiero raramente eguagliata nel campo.
Grossmann era anche un cittadino attivo: consigliere comunale, membro fondatore dei vigili del fuoco volontari, promotore di associazioni. Un uomo attivo e sociale focalizzato a far del bene alla sua comunità.
Ecco perché la mostra si chiama così: Grossmann200 è il bicentenario della sua nascita, e il museo di Glashütte ha scelto di celebrarlo nel modo più giusto – raccontandolo come persona, non solo come icona.
Il nome Moritz Grossmann riportato in vita
Se oggi possiamo parlare del marchio Moritz Grossmann come di una manifattura viva e vitale, il merito va soprattutto a Christine Hutter, orologiaia lei stessa prima ancora che imprenditrice, e oggi CEO del brand. È stata lei a raccogliere l’eredità di un nome gigantesco e a trasformarla in qualcosa di contemporaneo senza tradirne l’anima. Non l’ennesimo brand nostalgico con il solo obiettivo di monetizzare alle spalle di un nome, come sai che purtroppo spesso accade nell’orologeria dei nostri giorni, ma un progetto artigianale serio, costruito pezzo per pezzo a Glashütte con la stessa cura che Grossmann metteva nei suoi calibri.
Il Benu Tourbillon: quando l’alta orologeria ti taglia il respiro

L’orologeria sassone è una passione di lunga data su questo blog, e il marchio Moritz Grossmann è uno di quelli che ho avuto il privilegio di toccare con mano. Qualche anno fa ho recensito dal vivo il Benu Tourbillon, il capolavoro della manifattura. Un orologio da 44,5 mm in oro bianco 18k, limitato a 50 esemplari, con un tourbillon volante disegnato secondo i principi di Alfred Helwig – lo stesso Helwig che nel 1920 inventò questa spettacolare complicazione orologiera, e che prese le redini della Scuola fondata da Grossmann nel 1878. Il Calibro 103.0 a carica manuale batte a 18.000 alternanze/ora, e il tourbillon compie un giro completo ogni tre minuti. Quando ce l’hai tra le mani capisci perché ci sono orologi capaci di toglierti il fiato.
L’Atum: le invenzioni di un professore dentro una cassa da 41 mm

L’altro articolo su questo marchio che ho scritto e che non smette di tornarmi in mente è quello dedicato all’Atum – L’Orologio del Professore. – così, in omaggio alle soluzioni del maestro chiamai quel post. L’Atum è la seconda linea del marchio, e nel suo Calibro 100.1 raccoglie alcune delle invenzioni più affascinanti di Grossmann: il famoso bilanciere con eccentrici equidistanti – studiato per variare con precisione il momento di inerzia aggiungendo pesi nel punto esatto dove servono – e il particolare meccanismo di carica manuale con pulsante separato dalla corona, che permette di regolare le lancette con una precisione millimetrica e rimettere in moto il movimento senza spostarle di un millesimo. Un sistema geniale, pensato oltre un secolo fa e ancora oggi difficile da migliorare. L’Atum, con la sua cassa in oro e le sue platine in argentone secondo la grande tradizione sassone, è quello che chiamerei un orologio per chi sa osservare: parla a voce bassa, ma ha molto da dire.
Hai mai visitato Glashütte?
Se non l’hai ancora fatto, questa è davvero l’occasione giusta. Glashütte è un piccolo paese della Sassonia – poco più di settemila abitanti – dove ogni angolo racconta qualcosa di straordinario. Camminare per le sue vie e leggere sui muri i nomi degli orologiai che lì vivevano e lavoravano è un’esperienza difficile da descrivere. La mostra Grossmann200 è visitabile durante i normali orari di apertura del museo (mercoledì-domenica, 10:00-17:00) e non richiede molto tempo – ma ti assicuro per esserci stato diverse volte che è quasi impossibile venire via da quel luogo in fretta.
E poi c’è Dresda, a una manciata di chilometri: una città incantata, con una storia e un patrimonio artistico che non smettono di stupire. Un posto perfetto anche per chi viene con la famiglia – per i bambini, per chi non ha la febbre degli orologi ma sa apprezzare la bellezza, per chiunque voglia qualcosa di diverso da una settimana al mare, oppure che dopo averla trascorsa e prima di riattaccare abbia voglia di ossigenarsi in un modo diverso dal solito.
Insomma: un pretesto in più, se mai ne servisse uno, per salire su un aereo e puntare verso la Sassonia.
Tutti i dettagli sulla mostra e sugli orari di visita li trovi sul sito ufficiale del museo: www.uhrenmuseum-glashuette.com.