Per molti orologi un millimetro in meno cambia poco o niente. Ce ne sono però altri che basta metterli al polso per accorgersi che quel millimetro, insieme a qualche altra modifica apparentemente secondaria, cambiano del tutto l’orologio.
Con i Glashütte Original Senator Chronograph 2026, presentati oggi 20 agosto, è successo esattamente questo.
Il precedente Senator Chronograph Panorama Date in acciaio, che avevo provato e recensito dal vivo, misura 42 mm di diametro e soprattutto 14,60 mm di spessore. I nuovi Senator Chronograph e Senator Chronograph Navigator scendono a 41 mm per 12,9 mm, con 48,5 mm da ansa ad ansa.
Se hai già letto le mie recensioni live saprai che ho un polso da 17,5 cm e posso dire che i 41 mm del nuovo modello mi calzano davvero bene. La differenza rispetto al 42 mm è evidente soprattutto nell’equilibrio generale: il nuovo Senator sembra finalmente avere le dimensioni che il suo design richiedeva.

E qui il diametro racconta soltanto una parte della storia. Il passaggio da 14,60 a 12,9 mm significa togliere 1,7 mm in altezza a un cronografo automatico. Non è poco. Al polso il nuovo modello appare meno massiccio e le proporzioni fra diametro e spessore risultano molto più riuscite. Per chi possiede un polso più piccolo del mio, poi, questa evoluzione può fare la differenza che se prima avevi dovuto rinunciare ad averlo, decidendo di non andare neppure a provarlo perchè per te era fuori misura, ora ci puoi pensare.
La generazione precedente aveva una presenza importante, perfettamente coerente con l’impostazione sportiva che Glashütte Original aveva scelto per quella particolare versione in acciaio. Oggi questi nuovi Senator Chronograph hanno cambiato direzione.
E per arrivare a quei 12,9 mm qualcosa è cambiato anche dove non si vede.
Dal Calibro 37-01 al 37-24
Il precedente Senator Chronograph Panorama Date non era certo avaro di funzioni. Il Calibro 37-01 riuniva cronografo flyback, totalizzatore dei 30 minuti e delle 12 ore, indicazione della riserva di carica e Data panoramica, lavorando a 4 Hz e garantendo 70 ore di autonomia.
Nel Calbro 37-24 rimangono i secondi cronografici centrali, il contatore dei 30 minuti, i piccoli secondi, il flyback e la Data panoramica a ore sei. È la stessa configurazione bicompax del SeaQ Chronograph che avevo provato e recensito, presentato per la prima volta nell’autunno 2022 e animato dal Calibro 37-23. In sostanza a entrambi è stato rimosso il contatore delle 12 ore posizionato alle 12 ore e la riserva di carica.

Quindi, in concreto, cosa cambia? Il nuovo 37-24 rinuncia al totalizzatore delle 12 ore e all’indicazione della riserva di carica. La prima differenza è quella più sostanziale: se devi cronometrare un evento che dura due ore, con il 37-01 puoi leggerlo direttamente dal totalizzatore, con il nuovo calibro no.
La riserva di carica è un discorso diverso. Su un movimento automatico da 70 ore la sua utilità è meno centrale, semplicemente perché l’orologio si ricarica mentre lo indossi e dispone comunque di un’autonomia ormai più che adeguata all’uso quotidiano. Paradossalmente, l’indicatore può risultare persino più utile su certi movimenti manuali di fascia alta, dove spesso manca: con 70 ore disponibili può capitare di ricaricare l’orologio molto prima del necessario solo perché non ricordi quando l’hai caricato l’ultima volta.
In altre parole, il 37-24 non cerca di replicare funzione per funzione il 37-01. Ha una configurazione più essenziale, e questa scelta si riflette poi direttamente nel modo in cui il nuovo Senator si presenta al polso: cassa più sottile e quadrante molto meno affollato.
I Senator Chronograph 2026 hanno trovato una nuova eleganza
Il Senator Chronograph con quadrante argento è quello che mostra meglio quanto il nuovo progetto si sia allontanato dal precedente modello sportivo in acciaio.
Il quadrante è argento galvanico con una fine lavorazione grainé. Su questa superficie spiccano numeri romani applicati in oro massiccio e colorati di blu; della stessa cromia sono le lancette in acciaio di ore, minuti, piccoli secondi e contatore dei 30 minuti, mentre anche la lancetta cronografica centrale riprende il blu, che di questi ultimi elementi è tutto generato dall’azzurratura dell’acciaio eseguita a mano.

Sono dettagli importanti perché il quadrante vive proprio sui contrasti.
Il grainé evita che l’ampia superficie chiara appaia piatta, mentre i due contatori incassati introducono un secondo livello e sono rifiniti con un motivo che richiama i solchi di un disco in vinile. In mezzo rimane quella Data Panoramica a ore 6 che qui, circondata da una cornice in oro bianco, diventa quasi un terzo elemento della composizione verticale.
Rispetto al vecchio Senator Chronograph Panorama Date che avevo recensito, la differenza è notevole. Là c’erano tre contatori, la riserva di carica integrata nei piccoli secondi, un quadrante nero e un largo impiego di materiale luminescente: era volutamente un Senator trasformato in cronografo sportivo.
Qui l’effetto è opposto.
Il quadrante respira di più e la simmetria fra piccoli secondi a ore 9 e totalizzatore dei 30 minuti a ore 3 lascia alla Data Panoramica lo spazio necessario per essere presente senza sembrare aggiunta dopo. Anche la minuteria e la scala tachimetrica sul rehaut, entrambe nere, restano visivamente al loro posto senza rubare la scena alle indicazioni principali.

È probabilmente il modello sul quale i 12,9 mm di spessore hanno maggiore importanza: l’estetica suggerisce un cronografo classico e finalmente anche le proporzioni della cassa vanno nella stessa direzione.
Sul mio polso da 17,5 cm è proprio questo equilibrio a convincermi. Non vedo più prima “la cassa” e poi l’orologio: i 41 mm si accordano molto meglio con il quadrante e con un disegno che nasce per essere elegante.
Il Navigator cambia completamente musica
Poi guardi il Senator Chronograph Navigator e sembra quasi che qualcuno abbia preso la stessa meccanica e le abbia insegnato un’altra lingua.
Qui il riferimento sono gli orologi da pilota tedeschi degli anni Quaranta. Spariscono i numeri romani e arriva un quadrante nero opaco con grandi cifre arabe tridimensionali applicate e luminescenti. Anche gli indicatori delle ore sono luminescenti; ore e minuti hanno lancette bianche con inserti in Super-LumiNova, mentre secondi cronografici, piccoli secondi e contatore dei 30 minuti sono laccati in bianco.

Ancora una volta vale la pena guardare i particolari.
Il nero opaco assorbe visivamente la luce e lascia emergere il disegno chiaro delle indicazioni. I contatori rimangono incassati e mantengono la stessa lavorazione concentrica ispirata ai dischi in vinile, ma sul Navigator quel dettaglio non serve tanto ad aggiungere eleganza quanto a separare meglio le diverse zone funzionali del quadrante. La scala tachimetrica corre sul rehaut in bianco lucente.
E poi arrivano corona e pulsanti.
La prima è la grande corona tipica degli orologi da pilota azionabile comodamente anche con i guanti con la “G” riflessa; a seguire i classici pulsanti cronografici a fungo a ore 2 e 4.
Due dettagli che bastano a cambiare carattere all’intera cassa.

Per questo considero riuscita l’idea di proporre contemporaneamente i due modelli. Il Navigator non è il Senator Chronograph con il quadrante nero. Il Senator con quadrante chiaro arriva dagli orologi da osservazione utilizzati nella navigazione marittima; il Navigator guarda invece alla strumentazione aeronautica.
La piattaforma è identica, la personalità no.
Se dovessi scegliere soltanto sulla forza del carattere prenderei il Navigator. Se invece cercassi il modello che sfrutta meglio la nuova sottigliezza della cassa, trovo il Senator Chronograph classico ancora più centrato.
Il Calibro 37-24 visto dal fondello
Capovolgere un Glashütte Original è sempre stata parte dell’esperienza e anche il nuovo 37-24 non è certo un movimento che avrebbe avuto senso nascondere dietro un fondello pieno.

È un cronografo automatico integrato con ruota a colonne, 34,2 mm di diametro per appena 8 mm di spessore. Non esiste quindi un movimento base sul quale sia stato appoggiato un modulo cronografico: le funzioni del cronografo fanno parte della sua architettura.
Era uno dei punti che avevo apprezzato anche nel 37-01. Un cronografo integrato permette di costruire la complicazione come parte del movimento e il vecchio Calibro 37 ne faceva uno dei suoi principali argomenti tecnici.
Il 37-24 mantiene anche il flyback: mentre il cronografo è in funzione basta azionare il comando per riportare immediatamente la lancetta a zero e farla ripartire, senza passare dalla normale sequenza arresto-azzeramento-nuova partenza.
Lavora a 28.800 alternanze/ora, ha 47 rubini e 70 ore di autonomia. La spirale è in silicio, mentre sulla periferia del bilanciere si vedono le viti di regolazione in oro massiccio (si chiamano eccentrici); rimane inoltre la regolazione fine a collo di cigno.
Non considero il 37-24 una versione automaticamente “migliore” del 37-01. È una diversa interpretazione dello stesso concetto di cronografo di manifattura, di un livello tecnico però molto elevato. Se vuoi entrare nella sua architettura e capire da dove nasce, ne ho ricostruito evoluzione e caratteristiche nel mio approfondimento tecnico sul Calibro 37.
Ma in un movimento sassone i dati raccontano solo fino a un certo punto.
Attraverso il vetro zaffiro torna la grande platina a tre quarti, firmata dalla tipica finitura a nastro di Glashütte. I bordi sono lavorati con anglage, le viti azzurrate interrompono il colore del metallo e alcune parti in acciaio sono lucidate a specchio. In mezzo a queste lavorazioni più tradizionali spicca il nuovo rotore scheletrato con la doppia G e una massa periferica in oro a 21 carati.

È proprio il rotore ad aiutare visivamente il movimento. Essendo aperto lascia vedere una parte maggiore della meccanica sottostante anziché trasformarsi in un disco che ne copre metà, mentre l’arco in oro della massa periferica crea un netto contrasto con il colore della platina, delle parti in acciaio e delle viti azzurrate.
Sul vecchio 37-01 mi piaceva osservare attraverso il fondello anche il funzionamento della ruota a colonne quando si azionava il cronografo. Il 37-24 conserva quella stessa architettura di comando, ma cambia il quadro generale: meno funzioni sul lato quadrante, una costruzione pensata per stare in una cassa più sottile e un rotore ridisegnato.
È forse qui che si vede meglio la logica dell’intero progetto.
Prezzo
Senator Chronograph e Senator Chronograph Navigator costano 16.300 euro con cinturino e 17.200 euro con bracciale in acciaio. Maggiori informazioni sul sito web glashuette-original.com.
Il Senator classico può essere scelto con alligatore blu, cinturino sintetico color sabbia oppure bracciale in acciaio lucidato e satinato; il Navigator propone alligatore nero, sintetico sabbia oppure un bracciale in acciaio satinato. Tutte le soluzioni hanno il cambio rapido e Glashütte Original ha aggiunto lo stesso sistema anche alla fibbia déployante, che può così essere spostata da un cinturino all’altro.
Sul Senator Chronograph Navigator avrei preferito un cinturino non in alligatore ma in spesso cuoio marrone testa di moro, o forse persino più scuro; un richiamo ai cronografi da pilota che sono una gran parte del DNA di questo modello.
Conclusioni
La nuova generazione ha meno complicazioni accessorie, ma continua a offrire un cronografo integrato con ruota a colonne e flyback, 70 ore di autonomia, una costruzione interamente ripensata nelle proporzioni e quel livello di finitura del movimento che, già sul precedente Senator, consideravo uno dei suoi argomenti migliori.
In manifattura credo che abbiano deciso di fare un po’ d’ordine. Il Senator Chronograph è nato nel 2014, in un momento dove a Glashütte sentivano il bisogno di realizzare un movimento cronografico di livello superiore, e la costruzione del Calibro 37 non ha tradito le aspettative. È uscito inizialmente in platino e quel primo Senator Chronograph del 2014 l’ho fotografato, provato e recensito direttamente in manifattura. Poi qualche anno dopo quando è arrivato il Senator Chronograph in acciaio, devono aver sentito l’esigenza di qualcosa di sportivo.
Con il passare degli anni per un marchio è facile che qualche collezione si accavalli, anche solo parzialmente intendiamoci. A metà 2019 ha fatto il suo debutto il SeaQ, un orologio subacqueo, ma va da sé ovviamente anche con un forte carattere sportivo. Con l’arrivo del SeaQ Chronograph la collezione Senator Chronograph si è dimostrata un po’disallineata: i modelli con metalli preziosi – dimensioni a parte – con un’impermeabilità di 5 ATM, perfettamente in linea con la categoria dei cronografi di lusso, poi l’acciaio con impermeabilità portata a 10 ATM, e come ho detto il SEAQ Chronograph anche lui a 10 ATM. Era quindi tempo di fare ordine.
Il giudizio più semplice che posso dare sui nuovi Senator Chronograph è questo: Glashütte Original ha semplificato la formula e ha reso l’orologio più coerente nel suo insieme.
Al mio polso da 17,5 cm, quei 41 mm per 12,9 mm gli hanno fatto davvero bene.
E tu cosa ne dici? Lascia le tue idee in un commento.

Commenti
Buon giorno Massimo.
Condivido la tua tesi, il millimetro fa la differenza e si vede.
Togliere la riserva di carica ha arieggiato il quadrante , in un automatico è quasi inutile , risulta ottima in un manuale.
Complimenti per i tuoi articoli sempre ottimi da leggere.
Grazie per il commento GILIO!
Grazie Massimo per l’ottima recensione.
Queste versioni sono sicuramente un miglioramento rispetto ai modelli precedenti, con maggiore simmetria e numeri più snelli e proporzionati. Sono d‘accordo con te e il Navigator è quello che mi attira di più, poi l‘abbinamento con il cinturino sabbia è particolarmente riuscito.
L’unico problema trovo sia il prezzo, un po‘ eccessivo per un Tool Watch in acciaio. Capisco che al momento quella di aumentare i prezzi sia una tendenza generalizzata, e che Glashütte metta sostanza e non solo marketing nei loro prodotti, ma non si rischia di rivolgersi ad un pubblico troppo di nicchia, cosí facendo?
Cordiali saluti,
Davide (che si sente sempre più povero 😉 )
Grazie a te Davide per il commento e per i complimenti! Sui prezzi, generalmente, purtroppo hai ragione: credo sia il tallone d’Achille di buona parte dell’orologeria di alto di gamma di questi tempi. Ma definire il Navigator un tool watch, secondo me, è quasi un’eresia. Ha certamente un linguaggio estetico volutamente strumentale, che richiama con evidente intenzione i cronografi tedeschi UroFA degli anni ’40, ma fermarsi lì sarebbe un po’ come definire uno Steinway semplicemente uno strumento a tastiera: formalmente non è falso, ma si perde il livello dell’oggetto che si ha davanti.
E non è solo una questione estetica. Se ti interessa, QUI puoi vedere come viene realizzato un quadrante di un Senator Chronograph; sotto, poi, c’è un cronografo integrato come il Calibro 37, con un livello di costruzione e lavorazione di tutt’altra categoria. QUI (link presente anche nell’articolo), avevo spiegato nel dettaglio anche come è costruito e come funziona il Calibro 37. Tutto ciò non sconta il prezzo, ma a mio parere gli dà un razionale.