Il Palexpo non è solo Rolex e Patek Philippe. C’è un angolo (anche se con 23 firme chiamarlo così è diventato stretto) — il Carré des Horlogers — dove i grandi numeri non contano, le strategie di gruppo non esistono e ogni orologio racconta esattamente perché è stato fatto. Il Day 3 di Watches and Wonders 2026 è il giorno in cui quella parte del salone ha preso il sopravvento.
Le 5 Stelle del terzo giorno di Watches and Wonders 2026
Qui non troverai collezioni pensate per piacere a tutti. Troverai manifatture che fanno quello che vogliono – e per questo fanno cose che nessun altro osa. Ecco i per me 5 protagonisti che hanno reso questa terza giornata ginevrina la più frizzante del salone.
1. Grönefeld 1944 Tanfana: il primo orologio da donna fatto con tutto
Bart e Tim Grönefeld sono i simpaticissimi fratelli olandesi che gestiscono il loro atelier a Oldenzaal come un laboratorio artigianale di altissimo livello. Nei miei 18 anni di carriera da blogger li ho visti crescere – e da un po’ sono diventati il top davvero. Il 1944 Tanfana è il loro primo orologio da donna. E il momento scelto per farlo non è casuale: è dedicato alla madre, e il nome è tratto dalla mitologia della loro città natale, che è sempre Oldenzaal. Qui niente master di marketing rilasciato dalla Yale University – solo spontaneità e tanta passione: dopo il Grönefeld 1941 Remontoire dedicato al padre Sjef, orologiaio anche lui come il nonno, ecco il 1944 Tanfana pensando alla mamma.
Il quadrante è in aventurina — quella pietra scintillante che simula la notte stellata — con un motivo “Fiore della Vita” inciso a mano, lancette in oro rosso 18 carati, indici trapezoidali applicati. A ore 6, al posto dei tradizionali piccoli secondi, c’è un disco floreale animato che ruota continuamente, producendo un effetto ipnotico — la complicazione più poetica del salone. Il calibro G-06 automatico è visibile dal fondello in zaffiro: rotore in oro rosso 22 carati inciso con l’Albero della Vita, bilanciere a inerzia variabile con taratura con eccentrici, la stessa attenzione costruttiva che Grönefeld applica ai modelli da uomo da quando ha aperto l’atelier.
Grönefeld non aveva mai fatto un orologio da donna. Quando l’ha fatto, ha scelto il momento più personale possibile. E si vede.
2. Laurent Ferrier Sport Traveller Slate Grey: il travel watch che non deve scusarsi di nulla
Laurent Ferrier – brand dietro all’omonimo uomo che l’ha fondato, orologiaio per tutta la sua carriera lavorativa in Patek presso il reparto Grand Complications, nonchè pilota da podio alla 24 ore di Le Mans, è una di quelle firme che non lancia novità così, tanto per farlo. Quando arriva al salone con qualcosa di nuovo, è perché ha risolto un problema. Lo Sport Traveller Slate Grey risolve uno dei più classici in orologeria sportiva di lusso: avere un secondo fuso orario su un orologio che puoi indossare davvero tutto il giorno, in qualsiasi contesto.
Cassa da 42 mm in titanio di grado 5, spessore 13.3 mm, impermeabilità 100 metri, bracciale integrato a tre maglie. Il secondo fuso orario si regola tramite due pulsanti sul fianco sinistro — avanti o indietro di un’ora, senza fermare il movimento. Il quadrante ardesia opalino ha indici a goccia in oro bianco 18 carati, Super-LumiNova verde, piccoli secondi a ore 6, data a ore 3 collegata all’ora locale. Il nuovo calibro LF275.01: automatico con microrotore decentrato in platino 950, 31.6 mm di diametro, 5.8 mm di spessore, 4 Hz, 240 componenti, 35 rubini, 72 ore di riserva di carica. Ferrier ha scelto lo scappamento a ancora svizzero tradizionale al posto del suo celebre Natural Escapement — scelta pragmatica per un orologio destinato all’uso quotidiano, non alla vetrina.
Il prezzo è CHF 61.000. Non c’è watch list, non c’è edizione limitata. Si ordina direttamente da chi lo produce, aspetti il giusto e ti viene consegnato.
3. Ferdinand Berthoud Chronomètre FB 2TV.1: il movimento si capovolge e la catena entra in scena
Ci sono orologi che nascondono la meccanica dietro un quadrante pulito. E poi c’è il Chronomètre FB 2TV.1 di Ferdinand Berthoud, che fa esattamente l’opposto: elimina il ponte superiore del calibro, capovolge il movimento e porta il tourbillon volante direttamente sul quadrante, a piena vista. Appartiene alla nuova collezione “Mesure du Temps 1787” – il riferimento è all’anno in cui l’orologiaio storico Ferdinand Berthoud consegnò i suoi cronometri da marina alla Marina Reale Francese. È il pezzo tecnicamente più ambizioso del salone.
Il calibro FB-TV.FC a carica manuale ha una trasmissione a catena e fusée: 279 mm di catena, 777 componenti solo per questa sezione del meccanismo che garantisce forza costante al bilanciere per tutta la durata della riserva di carica – la stessa tecnologia dei cronometri di marina del XVIII secolo, reinterpretata con il grado di precisione di trattare i metalli nel 2026. Il bilanciere in rame berillio ha un diametro di 11.2 mm — quasi il doppio di un bilanciere ETA standard — con spirale overcoil e frequenza 3 Hz. La gabbia del tourbillon: 15 mm di diametro in titanio su tre pilastri lucidati, bilanciata da due masse in oro 18 carati. Il pulsante integrato nella corona azzera i secondi centrali con reset flyback; il meccanismo stop dei secondi blocca l’intera gabbia del tourbillon. 60 ore di riserva, 1.240 componenti totali, 51 rubini per EUR 382.000.
Nessun’altra manifattura al salone ha portato qualcosa di tecnicamente paragonabile. E probabilmente nessun’altra avrebbe potuto.
4. Christiaan Van Der Klaauw Venus Zodiac e Venus Annual Calendar: Venere, la Terra e la Luna in 38 mm
L’atelier di Joure, Olanda, conta meno di venti persone. Non produce entry-level, produce esclusivamente orologi astronomici. Il planetario meccanico più piccolo al mondo da polso, che riproduce in tempo reale le posizioni delle orbite di Mercurio, Venere, Terra, Marte, Giove e Saturno attorno al Sole è stato creato da loro negli anni ’90. A Watches and Wonders 2026 Van der Klaauw porta due novità che condividono lo stesso movimento: il Venus Zodiac e il Venus Annual Calendar.
Entrambi montano il calibro automatico proprietario CKM-01 con il nuovo modulo Venus: quattro dischi concentrici riproducono in tempo reale le orbite di Venere, Terra e Luna. La Terra completa la sua orbita in 365.2 giorni, Venere in 224.7 — con il risultato paradossale che un giorno su Venere è più lungo del suo anno, e il meccanismo lo rappresenta in modo corretto e continuo. Cassa da 38 mm in acciaio o oro rosa, cristallo zaffiro bombato, fondello zaffiro con rotore a forma di sole scheletrato. Il Venus Zodiac usa lo zodiaco come griglia di orientamento; l’Annual Calendar aggiunge la funzione di calendario annuale che richiede correzione una sola volta all’anno, alla fine di febbraio.
Van der Klaauw non ha bisogno di essere scoperto ogni anno. Chi lo trova una volta — al salone, in una boutique, in un articolo come questo – o questo – non lo dimentica.
5. Arnold & Son HM Pietersite: la pietra che non avevi mai visto su un orologio
Arnold & Son ha radici inglesi — fondata dall’orologiaio John Arnold, fornitore ufficiale della Marina Reale Britannica nel XVIII secolo e stretto amico di Abraham-Louis Breguet – è una manifattura svizzera a La Chaux-de-Fonds che produce calibri in-house con una coerenza tecnica invidiabile. Io l’adoro. A Watches and Wonders 2026 porta qualcosa che visivamente ferma le persone davanti alla vetrina: l’HM Pietersite.
La pietersite è un minerale a fibre di crocidolite con un effetto cangiante straordinario: motivi iridescenti in blu, dorato e bruno che variano continuamente con la luce e l’angolazione. Non è un quadrante decorato con una pietra — è una pietra che diventa quadrante, e ogni esemplare è irripetibile. Cassa da 39.5 mm in oro rosso 18 carati, spessore 7.82 mm, calibro manuale in-house a vista con piccoli secondi a ore 6, nessuna data, nessuna complicazione aggiuntiva. Costa a partire da 32.900€. La stessa filosofia che trovi nel Tanfana di Grönefeld e nel quadrante in diaspro dello Zenith: quando il materiale è straordinario, aggiungere funzioni sarebbe un rumore di fondo. Arnold & Son lo sa da sempre — ed è uno dei motivi per cui chi lo scopre fatica a smettere di guardarlo.
Domani al Day 4: i nostri preferiti del salone
Domani, 17 aprile, è l’ultimo giorno riservato alla stampa al Palexpo – e io lo uso per fare quello che si fa alla fine di una settimana intensa: tirare le somme. Quattro giorni di lanci, trend, sorprese e qualche delusione. Domani mettiamo tutto sul tavolo e ti dirò senza filtri quali sono i miei orologi preferiti di Watches and Wonders 2026 – quelli che, se potessi, metterei al polso adesso. Rimani con me.
Conclusione
Qual è l’indipendente che ti ha colpito di più in questa terza giornata? Il Tanfana di Grönefeld che porta l’emozione dove di solito c’è solo tecnica, o il FB 2TV.1 di Ferdinand Berthoud che ribalta — letteralmente — il concetto di quadrante? Dimmelo nei commenti.
Se te li sei persi leggi anche:






Commenti
Buongiorno.
Ci sono notizie riguardo Alain Silberstein?
Ha ripreso a creare oppure si e’ definitivamente ritirato?
Grazie per la risposta!
Nicola T.
Ciao Nicola. Come forse saprai Alain Silberstein ha chiuso la sua azienda nel 2012 e da lì ad ora si è occupato di collaborazioni con vari brand. Ci sono delle voci che dicono che voglia riaprire, ma nulla di ufficiale.