Scegliere i migliori orologi Watches and Wonders 2026 tra sessantacinque marchi – HYT ha annunciato il suo ritiro solo pochi giorni prima dell’inizio del salone – e migliaia di nuove referenze non è stato facile. Ginevra, aprile 2026: un padiglione che ogni anno si allarga e rischia di assomigliare a una fiera campionaria del déjà vu. Se ci sei stato lo sai: dopo il terzo giorno le gambe cedono e gli occhi si abituano a tutto – oro, ceramica, pietre preziose, tourbillon che sembrano girare tutti uguali. Eppure, se sai dove guardare, il salone ha regalato qualcosa di raro: una manciata di pezzi che non si limitano a essere belli ma che hanno qualcosa da dire.
Questo articolo non arriva così dal nulla. La nostra selezione fa segnare sempre molte visite, ma va online dopo tre articoli che hanno raccontato dal primo giorno, e i due successivi, cosa stava accadendo a Ginevra. Perciò se non l’hai ancora fatto ti invito a leggerli.
Nel 2026 il livello delle complicazioni è stato alto, forse il più alto degli ultimi tre anni. Gli indipendenti si sono presi spazio con autorevolezza, anzi, sono loro le vere star dello show. I grandi gruppi hanno giocato più sul raffinamento che sulla rivoluzione, con qualche eccezione che vale la pena raccontare.
Questi sono i dieci pezzi che porterei a casa.
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ToggleUlysse Nardin Super Freak
Partiamo dall’unico pezzo che in questo salone non ha bisogno di contesto per stupire. Il Super Freak non ha lancette, e non ha un quadrante nel senso tradizionale del termine: al suo posto un disco in Nanosital blu trasparente attraverso cui si vede il movimento girare. Doppio tourbillon volante, con un giunto cardanico miniaturizzato che li collega tra loro. È il risultato di 25 anni di brevetti e ricerca. È una tesi sull’orologeria meccanica complicata e messa dentro una cassa da circa 44 mm. Anche se dirlo è scontato, il genio di Ludwig Oechslin spunta qua e la.
La domanda che si fa Ulysse Nardin — cos’è un orologio, ridotto alla sua forma più pura? — è la domanda giusta. E la risposta è scomoda nel modo migliore: il “solo-tempo più complicato mai prodotto” suona come un paradosso, ma guardandolo funzionare capisci che non lo è. Il concetto di “solo tempo” non è mai stato così lontano dalla semplicità.
Parmigiani Fleurier Tonda PF Chronographe Mystérieux
Questo è l’orologio che mi ha convinto di più in termini di idea portata a compimento. Un cronografo mono pulsante che non sembra un cronografo: quando il calibro PF053 è a riposo si vedono solo ore e minuti; premi il pulsante e appaiono i contatori del cronografo e il quadrante si anima. Smetti di cronografare e tutto sparisce di nuovo.
La meccanica unica, provvista di architettura a frizione multipla (una verticale e due orizzontali), spalmata in 362 componenti è molto complessa, ma il risultato visivo è esattamente l’opposto – limpido. È raro che una complicazione aggiunga semplicità. Parmigiani che ci ha abituato all’impossibile, ci riesce con 60 ore di riserva di carica e un riconoscimento al salone che dice tutto.
TAG Heuer Monaco Evergraph
Non me lo aspettavo. Mettere un TAG Heuer in questa lista non era nei piani, ma il Monaco Evergraph — referenza CEW5181.FT8123, cassa in titanio grado 5 da 40 mm — se l’è guadagnato. Il calibro automatico TH80-00 elimina leve e molle tradizionali e le sostituisce con componenti flessibili in TH-Carbonspring, un materiale resistente ai campi magnetici sviluppato internamente. È meccanica ispirata all’ingegneria dei microsistemi, non alla tradizione orologiera. Settantadue ore di riserva, 5 Hz, certificato COSC: i numeri ci sono, ma non sono il punto.
Il punto è il quadrante scheletrato, dove si vede tutto: la differenza rispetto a un cronografo convenzionale non si spiega, si guarda. Quella del Monaco è sempre stata una cassa forte, un’icona che spesso ospitava movimenti sì buoni ma non all’altezza del suo blasone. Questa volta no. Questa volta la cassa e il contenuto si parlano – e trovo che ciò che si dicono sia interessante.
Ferdinand Berthoud – Chronomètre FB 2TV.1
Ferdinand Berthoud non aggiorna: riparte da capo. Il FB 2TV.1 capovolge letteralmente il calibro, elimina il ponte superiore e porta il tourbillon volante a quadrante aperto, a piena vista. Non è una scelta estetica – è una dichiarazione di metodo. Il riferimento della collezione “Mesure du Temps 1787” non è decorativo: quell’anno Ferdinand Berthoud consegnò i suoi cronometri da marina alla Marina Reale Francese. Questo orologio vuole essere erede diretto di quella tradizione, e la meccanica lo dimostra senza bisogno di leggere comunicati stampa.
Il calibro FB-TV.FC ha una trasmissione a catena e fusée — 279 mm di catena, 777 componenti per questa sola sezione — che garantisce forza costante al bilanciere per tutta la riserva di carica: la stessa tecnologia dei cronometri del XVIII secolo, trattata con la metallurgia del 2026. Bilanciere in rame berillio da 11,2 mm, spirale overcoil, gabbia del tourbillon in titanio da 15 mm su tre pilastri lucidati. 1.240 componenti in totale, 60 ore di riserva. Il pulsante integrato nella corona azzera i secondi bloccando l’intera gabbia. Al salone, nessun altro ha portato qualcosa di paragonabile. E probabilmente nessun altro avrebbe potuto.
Arnold & Son Ultrathin Tourbillon Onyx Edition in platino
Scelgo la versione in platino 950 perché è la più coraggiosa. Un tourbillon volante a un minuto extrapiatto — calibro A&S8300 di soli 2,97 mm di spessore, cassa da 41,5 mm che in totale misura 8,4 mm — con quadrante in onice nero lucido. Non c’è niente da guardare se non il tourbillon stesso che gira a ore 6, immerso nel nero, con 100 ore di autonomia.
Arnold & Son è un marchio che non lavora in silenzio, e questo orologio invece è silenzioso in modo clamoroso. Nessuna decorazione superflua, nessun colore che distragga, nessuna concessione. È la proposta più rigorosa dell’intero salone per chi vuole alta meccanica e basta. Ti chiedo: quanti marchi avrebbero avuto il coraggio di presentare un pezzo così “nudo” a Ginevra?
Patek Philippe Annual Calendar Ref. 5396R
Lo so, sembra la scelta sicura. Ma inserirla ha una ragione precisa. La 5396R-016 non porta innovazione tecnica: il calendario annuale di Patek – giorno, data, mese, display 24 ore e fase di luna – è un meccanismo consolidato da anni, affinato fino alla perfezione. Un po’ bassa la riserva di carica del calibro 26-330 S QA LU 24H (35-45 ore). Dall’altra parte la combinazione quadrante color sabbia, fase di luna a ore 6 e cassa in oro rosa da 38,5mm, ha un equilibrio che pochi riescono a raggiungere – quel tipo di armonia che non si progetta ma che succede quando proporzione, colore e mano si trovano al punto giusto.
Vale la pena soffermarsi sulle fasi lunari — non per la loro precisione di perdere un giorno ogni 122 anni, che nel 2026 sono prestazioni standard per un orologio meccanico di questa fascia, sono lì per completare un quadro. Insieme al quadrante sabbia e alla cassa in oro rosa forma qualcosa che va oltre la somma delle parti – un equilibrio cromatico e compositivo che ricorda perché l’orologeria non è solo ingegneria. In un salone dove quasi tutti parlavano di brevetti e microsistemi, portare un pezzo che convince prima con gli occhi è una scelta controcorrente. A volte è quella più coraggiosa.
Czapek & Cie Antarctique Titanium Cosmic Blue Tourbillon
Czapek è il marchio indipendente che meglio ha usato questo salone per rafforzare un’identità. L’Antarctique in titanio con quadrante Cosmic Blue e tourbillon dimostra che si può fare sport-chic con una complicazione seria senza cadere nel compromesso del “troppo elegante per lo sport, troppo sportivo per l’eleganza”.
Il quadrante blu profondo con una trama glaciale è distintivo senza calcare la mano. Il tourbillon non è un ornamento appiccicato sopra: è il centro visivo dell’orologio, il suo punto focale. Uno dei pezzi indipendenti più coesi del salone — dove per “coeso” intendo che cassa, quadrante, complicazione e identità di marca si tengono insieme senza forzature.
Gerald Charles – Masterlink Perpetual Calendar
Un calendario perpetuo in una cassa Masterlink – quel tonneau asimmetrico che porta nel DNA la mano di Gérald Genta – è già una scelta non banale. Ma quello che convince qui è la disposizione del quadrante: giorno, data, mese, anno bisestile e fase di luna sono distribuiti su tre contatori in una lettura asimmetrica dal respiro sportivo, quasi da cruscotto di un aereo, non da dress watch da cerimonia. Il calibro GCA11000 – asimmetrico, 4,63 mm di spessore, 306 componenti, 50 ore di riserva — è mosso da un micro-rotore visibile. La versione scheletrata mostra che il marchio sa reggere il confronto anche quando non ha dove nascondersi. Attenzione però alla riserva di carica: 50 ore non sono di per se poche, ma lo sono per un perpetuo. Se lo lasci sul comodino per due giorni, hai voglia a mettersi a regolare un perpetuo; altro che indossa e vai.
Comunque mi è piaciuto perchè Gerald Charles ho portato il calendario perpetuo fuori dai canoni classicisti, verso un linguaggio di design contemporaneo e forte. È uno dei nomi da tenere d’occhio nei prossimi anni.
Ressence Type 11 Pine
Il Type 11 Pine è un pezzo che segna un cambio di scala per Ressence. Primo movimento di manifattura del marchio — il Werk RW-01 con modulo ROCS 11.1 — cassa in titanio grado 5 da 41 mm, quadrante verde “pine” opaco e convesso. Il sistema ROCS, quello che rende il quadrante completamente piatto senza nessuna lancetta che sporge dalla superficie, è la firma del marchio e qui è più accessibile che mai.
Per chi conosce Ressence, questo è il passo verso un pubblico più ampio senza nessuna concessione alla banalità. Per chi non lo conosce, è un buon punto da cui iniziare: un orologio che non assomiglia a nessun altro e che adesso ha un movimento tutto suo.
Tudor Black Bay Ceramic
Chiudo con Tudor perché è l’orologio più onesto del salone. Nessuna pretesa: diver da 41 mm, cassa e bracciale interamente in ceramica, calibro MT5602-U certificato METAS, 70 ore di riserva di carica. Referenza M7941A1ACNU-0001. Non rivoluziona nulla.
Quello che fa è portare su un diver il certificato di precisione e anti-magnetismo più sofisticato che ci sia oggi, ma per la categoria a cui appartiene di certo non lo regala. Tuttavia è il passo di un marchio che sa chi è e dove sta andando. In un salone dove molti cercavano di sembrare qualcosa di diverso, Tudor è rimasta sé stessa. A volte basta questo.
Quello che non mi ha convinto
Tre note critiche per chiudere.
Il problema della bellezza senza idee. Ci sono stati almeno una dozzina di orologi in vetrina che erano esteticamente impeccabili e tecnicamente identici a quello che lo stesso marchio aveva presentato l’anno scorso, o due anni fa. In alcuni casi anche tre. Oro, ceramica, pietre preziose usati come sostituto del concetto. Come se bastasse vestire bene un movimento per avere qualcosa da dire. Non basta.
Complicazioni che non parlano. Qualche marchio ha presentato meccanismi interessantissimi sulla carta che al polso non trasmettevano nulla. La meccanica deve parlare con chi la indossa, non solo con il blogger o il giornalista che legge il comunicato stampa e scrive. Alcuni tourbillon e calendari del salone sembravano più orgoglio ingegneristico che oggetti da vivere ogni giorno. Un orologio che non ti coinvolge quando lo guardi al polso ha fallito il suo scopo, per quanti brevetti contenga.
Il diametro come scusa. La tendenza ai formati più piccoli — 37, 38 mm — è giusta e necessaria oggi. Ma diversi marchi hanno usato questa “riduzione” come unica novità dell’anno, senza intervenire su design, calibro o proporzioni interne. Rimpicciolire una cassa senza ripensarla non è una novità: è un ridimensionamento, fine. Un orologio più piccolo non è automaticamente un orologio migliore, e spacciarlo per tale è pigrizia intellettuale.
Il saldo finale resta comunque positivo. A mio avviso Watches and Wonders 2026 non è stata un’edizione rivoluzionaria, ma se me lo chiedi ha avuto picchi alti a sufficienza – tecnici, estetici, di pensiero – da archiviarla senza esitazioni tra quelle che valeva la pena vivere di persona, più per quei pochi orologi davvero coraggiosi che per la massa di novità prudenti.
Per me il pezzo che racconta meglio questa edizione è il Super Freak: un orologio che si chiede cosa sia un orologio. In un salone dove molti si accontentano di ripetere la risposta dell’anno prima, chi si pone la domanda giusta ha già vinto.
E tu, quale di questi dieci ti ha colpito di più?
Quello che ti ha stupito per la meccanica o quello che ti ha conquistato per l’estetica? Lascia un commento qua sotto.











Commenti
Movimenti stupendi
Concordo pienamente sul Super Freak! Già il Freak nelle varie declinazioni è l’essenza dell’arte orologiera geniale ed innovativa, nonostante sia legata alla tradizione meccanica. Questo è proprio Super spettacolare!
👍
Buongiorno Massimo
Watches and Wonders 2026 è’ stata un’edizione particolare.
Da un lato tantissime novità di cui ne parleremo sicuramente nei prossimi mesi.
Dall’altro lato è stata una delusione, una mancanza di fantasia di alcune maison anche importanti (vedi Patek, che ha presentato il Nautilus, praticamente identico se non nelle misure…).
Per quanto riguarda la tua domanda, dei 10 messi qual’è quello che mi ha colpito di più?
Senza dubbio il Ferdinand Berthoud – Chronomètre FB 2TV.1
Qualcosa di pazzesco: sono riusciti a presentare un movimento completamente nuovo del già pazzesco calibro FB-T.F.C.
Sono riusciti ancora una volta a creare un orologio altamente complicato partendo da soluzioni tecniche di 200 anni fa…
Solo la cassa è incredibile, una delle poche con fissaggio delle anse mediante bulloni.
Osservandolo viene la pelle d’oca, bariletto, il grande tourbillon a ore sei, la trasmissione a catena che viene avvolta sulla fusée contemporaneamente alla carica della molla motrice e si svolge durante il funzionamento man mano che l’energia viene trasmessa al treno di ingranaggi.
Ci sarebbe da parlarne per ore di uno spettacolo simile.
L’Ulysse Nardin Super Freak, si fantastico dal punto di vista meccanico, ma è un solo pezzo, probabilmente non replicabile.
Grazie
Grazie Lorenzo! Hai scelto il top dei top 👏
Assolutamente Parmigiani
👍 Grazie per il commento!