
Il mese scorso, in questo angolo di Orologi di Classe dedicato a Glashütte Original, ti ho raccontato del grande paradosso della DDR: come il regime socialista che avrebbe dovuto strangolare l’orologeria sassone l’abbia invece senza volerlo preservata, consegnando alla manifattura del 1994 settantadue orologiai che non avevano mai smesso di sapere il fatto loro. Un racconto di storia, di contraddizioni e di sopravvivenza. Questo mese restiamo nella stessa corrente di idee, ma cambiamo prospettiva: usciamo dai polverosi archivi e scendiamo in manifattura, dove le idee si trasformano in viti, leve e ruote. Il protagonista di questo numero di Original Time è il Calibro 37 – il cronografo automatico di manifattura presentato da Glashütte Original nel 2014 – un movimento con una storia tecnica e industriale che merita di essere raccontata per intero.
Il Calibro 37 di Glashütte Original è il primo cronografo integrato a carica automatica interamente progettato e sviluppato in-house dalla manifattura sassone: introdotto nel 2014 con funzione flyback, ruota a colonne e Grande Data panoramica, rappresenta la pietra miliare della moderna orologeria tedesca, declinato nelle varianti 37-01, 37-02 e 37-23 per rispondere a esigenze che vanno dall’eleganza formale del Senator Chronograph all’impiego subacqueo del SeaQ Chronograph.
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ToggleGlashütte e la tradizione del cronografo: una storia lunga quasi due secoli
Per capire cosa rappresenta davvero il Calibro 37, devi prima sapere da dove viene la tradizione cronografica di Glashütte. Non inizia nel 2014, né nel 1994 con la rinascita post-DDR. Inizia molto prima – praticamente insieme all’orologeria tedesca, nella seconda metà dell’Ottocento, quando in quel piccolo borgo sassone ai piedi dei Monti Metalliferi si stava costruendo un proprio lessico orologiero. Julius Assmann – uno dei più illustri tra gli artigiani invitato a spostare i suoi atelier a Glashütte da Ferdinand Adolph Lange in persona – realizzava cronografi da tasca di qualità straordinaria.

Alla sua morte Bernhard Carstens, studente modello della Deutsche Uhrmacherschule, ne ha perpetuato lo spirito. Erano orologi di manifattura nel senso più pieno e autentico del termine: ogni componente progettato, costruito e rifinito in un raggio al massimo di qualche centinaio di metri, con standard tecnici che mettevano in difficoltà persino le migliori case svizzere dell’epoca. La tradizione dei cronografi sassoni da tasca è ricca, documentata e ancora oggi oggetto di studio per i collezionisti più preparati. Poi arrivano le guerre, le bombe, il socialismo. E con quest’ultimo, una pausa forzata. Ma non definitiva. Dopo la caduta del muro la ripresa tornò a brillare come 180 anni fa quando venne alla luce.
Il Calibro GUB 64: l’unico cronografo del socialismo sassone
Eccoci al punto di svolta tra la grande tradizione storica e la modernità. Siamo nel 1954. A Glashütte governa da tre anni la VEB Glashütter Uhrenbetriebe – quella sigla burocratica che avevamo incontrato nel numero scorso – e in un’economia pianificata dove il lusso orologiero è bandito per principio, la manifattura di Stato compie un’impresa improbabile: presentare alla Fiera di Lipsia un cronografo da polso. È il Calibro GUB 64.

La produzione inizia nel 1955 e si chiude nel 1961, con circa diecimila esemplari realizzati, disponibili in versioni con cassa cromata o dorata. Sarà l’unico cronografo costruito a Glashütte per tutta la durata della DDR. Tra il 1961 e il 1990 – trent’anni esatti – nessun altro cronografo uscirà da quelle officine. A questo punto è necessaria una precisazione: il GUB 64 non era una costruzione completamente inedita. Si trattava di una versione ridimensionata del Calibro UROFA 59, erede del know-how della UROFA – manifattura sassone fondata nel 1926 e inglobata nella VEB GUB nel 1951 durante la grande nazionalizzazione. Un albero genealogico autentico, dunque, radicato nella famiglia degli orologiai di Glashütte.

Il movimento montava una ruota a colonne, un contatore dei minuti e la funzione flyback: soluzioni tecniche di prima categoria, ben al di là di quello che ci si aspetterebbe da un’azienda di Stato in un’economia socialista. Oggi il GUB 64 è un oggetto da collezione di rispetto. Pochi pezzi, storia intensa, meccanica genuina: la formula che non tradisce mai gli autentici collezionisti. Prova a vedere se ne trovi uno quanto costa. La storia del cronografo a Glashütte non finisce nel 1961. Va semplicemente in letargo per quasi trent’anni, per risvegliarsi con la rinata Glashütte Original e raggiungere la piena maturità tecnica nel 2014 con il Calibro 37.
2014: Glashütte Original progetta il Calibro 37, il suo primo cronografo automatico di manifattura
Introdotto nel 2014, il Calibro 37 segna per Glashütte Original una svolta inequivocabile: il primo cronografo integrato a carica automatica interamente progettato e costruito in-house. Un risultato che non era affatto scontato, e che richiede una spiegazione. Prima del 37, la manifattura aveva già prodotto ottimi cronografi – il Calibro 61 e il 95, entrambi a carica manuale, entrambi di alto livello artigianale. Ma un automatico integrato, concepito dall’inizio alla fine nelle officine di Glashütte Original, mancava ancora.

Entrare nel ristretto club dei marchi capaci di progettare un cronografo automatico di manifattura partendo da zero richiedeva risorse, tempo e un’idea precisa dell’obiettivo. La visione era chiara: non un modulo sovrapposto a un automatico esistente, ma un calibro dove il meccanismo del cronografo fosse parte organica dell’architettura del movimento. Un solo piano costruttivo, una sola logica.
Il risultato è un movimento composto da 450 componenti e 65 rubini, che batte a 4 Hz (28.800 alternanze/ora) e garantisce una riserva di carica di 70 ore erogata da un singolo bariletto. Settanta ore. Abbastanza per superare il classico “test del weekend stop” con un margine confortante. E abbastanza per capire che questo movimento è stato progettato per durare, non per impressionare.
L’organo regolatore: la firma sassone non fa concessioni
Ogni movimento rivela la propria filosofia costruttiva prima di tutto nell’organo regolatore. Il Calibro 37 non fa eccezione, e su questo fronte la scuola di Glashütte Original emerge sempre con le proprie firme inconfondibili. Il bilanciere è a spirale libera, privo della classica racchetta di regolazione sulla spirale. La messa a punto della marcia avviene attraverso quattro viti di compensazione (eccentrici) in oro disposte simmetricamente sul perimetro del bilanciere: spostando le viti, si varia l’inerzia del bilanciere e di conseguenza la velocità e l’ampiezza delle sue oscillazioni.

È una soluzione che garantisce una stabilità di regolazione superiore rispetto ai sistemi a racchetta, meno sensibile alle sollecitazioni accidentali durante la manutenzione. Il collo di cigno – la molla arcuata che identifica visivamente l’orologeria di Glashütte – è presente, ma con un ruolo più sottile di quanto si potrebbe pensare a prima vista. Nel Calibro 37 non regola la velocità di marcia, compito interamente affidato alle viti di compensazione sul bilanciere, ma garantisce la simmetria del battito: assicura che l’impulso dell’ancora sia perfettamente bilanciato in entrambe le direzioni. Funzione ingegneristica pura, travestita da elemento estetico. Con Glashütte Original, se ci fai caso, i due piani si sovrappongono quasi sempre.
Ruota a colonne, flyback e Gran Data: le complicazioni nel dettaglio

Il meccanismo cronografico del Calibro 37 è governato da una ruota a colonne – la soluzione nobile per eccellenza nel mondo dei cronografi, preferita alla meno costosa camma a cuore perché garantisce un azionamento più pulito, con resistenza uniforme ai pulsanti e transizioni nette tra avvio, arresto e azzeramento. A questo si aggiunge la funzione flyback – retour-en-vol in francese: una funzione che permette di azzerare il cronografo e farlo ripartire immediatamente con una singola pressione prolungata sul pulsante di reset, senza dover prima fermare la lancetta. In un cronografo standard la sequenza richiede tre operazioni separate – stop, azzeramento, riavvio. Con il flyback diventano una sola. Nata in ambito aviatorio, dove ogni secondo è critico, in un cronografo è ancora oggi uno degli indicatori più attendibili di complessità costruttiva elevata.

La Grande Data – la Panorama Date di Glashütte Original – merita un discorso a parte. La manifattura ha sviluppato una soluzione che risolve un problema estetico classico delle grandi date: la linea di demarcazione visibile tra i due dischi numerici. Qui i due dischi operano esattamente sullo stesso piano, eliminando quella discontinuità a gradino che in molte Gran Date risulta fastidiosa a occhio. Lo scatto avviene in modo semi-istantaneo alla mezzanotte, e la correzione manuale è possibile tramite un pulsante dedicato nascosto nella carrure. Una soluzione fine che attribuisce a un datario la vena nobile di vera complicazione orologiera.
Il pignone oscillante: perché Glashütte Original ha recuperato una soluzione del 1887
Arriviamo all’elemento tecnico più caratteristico del Calibro 37 – quello che lo distingue dalla maggior parte dei cronografi contemporanei anche di alta gamma: il sistema con cui il meccanismo del cronografo si collega al treno del tempo. Per capire perché questa scelta sia rilevante, è necessario capire il problema che risolve.
Nei cronografi tradizionali con innesto orizzontale, il collegamento tra il treno del tempo e la ruota dei secondi del cronografo avviene tramite l’ingranamento laterale di due ruote dentate. Al momento dell’avvio, quel passaggio di potenza non è mai perfettamente istantaneo: produce quasi sempre un leggero tremolio della lancetta dei secondi – il cosiddetto flutter – più o meno pronunciato a seconda delle tolleranze costruttive, ma difficilmente eliminabile del tutto con questo tipo di sistema. La soluzione moderna più diffusa è l’innesto verticale (frizione verticale – vertical clutch), adottata da molti calibri svizzeri di fascia alta: l’innesto avviene per attrito tra due dischi sovrapposti, con un avvio della lancetta netto e privo di vibrazioni. Richiede però tolleranze costruttive molto strette e una regolazione attenta del gioco tra le superfici, con inevitabili implicazioni sui costi di produzione e sulla delicatezza della manutenzione.
Glashütte Original ha scelto una terza strada. Il Calibro 37 monta un pignone oscillante (tilting pinion), un sistema basato su un principio brevettato per la prima volta nel 1887 e poi adottato in forma aggiornata solo da pochissimi costruttori nel corso del Novecento. Il funzionamento è il seguente: un pignone è incernierato su un braccio che può inclinarsi attorno al proprio asse. Quando il cronografo viene avviato, il braccio si abbassa e il pignone va a ingranare direttamente con la ruota del treno del tempo del movimento. Il contatto è diretto, il trasferimento di coppia è immediato, e la lancetta dei secondi del cronografo parte senza generare tremolii – con una fluidità che l’innesto orizzontale classico non riesce a garantire. Il vantaggio rispetto all’innesto orizzontale è evidente: nessuna esitazione alla partenza.

Il vantaggio rispetto all’innesto verticale è altrettanto significativo: non essendoci superfici a contatto per attrito, non esistono problemi di usura né esigenze di regolazioni particolarmente critiche in sede di manutenzione. Un sistema meccanicamente più pulito, che offre una grande durata nel tempo.
Gli orologiai di Glashütte Original hanno aggiunto un ulteriore accorgimento che amplifica il vantaggio del sistema: tutte le leve che interagiscono con la ruota a colonne del Calibro 37 operano sullo stesso piano. Il risultato pratico è una risposta dei pulsanti identica e coerente in ogni condizione d’uso – definita, secca, senza variazioni. Ogni volta che avvii, fermi o azzeri il cronografo, la sensazione al polso è la stessa.
Tre varianti, un’anima sola: Senator, Seventies e SeaQ
Uno degli obiettivi non negoziabili richiesti ai maestri orologiai di Glashütte Original nel progettare il Calibro 37 era la versatilità strutturale. Un’architettura pensata per reggere contesti d’uso radicalmente diversi – senza compromessi sulla sostanza meccanica, con interventi mirati a livello di quadrante e di alcuni componenti specifici. Tre varianti, tre mondi orologieri distinti.
Calibro 37-01: il Senator Chronograph Panorama Date
La variante di riferimento, la prima a essere presentata nel 2014. Il 37-01 equipaggia il Senator Chronograph Panorama Date – il modello formale per eccellenza nel catalogo Glashütte Original – e monta un contatore delle ore cronografiche tradizionale: una lancetta analogica posizionata a ore 12. A ore 9 si trovano i piccoli secondi, con l’indicatore della riserva di carica integrato nel totalizzatore. La Gran Data occupa le 6. L’aspetto dei contatori apparentemente “invertito” rispetto alla disposizione classica a croce 3-6-9 non è un capriccio estetico: recupera la distribuzione dei quadranti dei cronografi da tasca storici di Glashütte, creando un sottile collegamento con la tradizione dell’Ottocento sassone. Un omaggio discreto, che solo i ben informati conoscono, ma voluto.
Calibro 37-02: il Seventies Chronograph Panorama Date

La seconda variante porta una modifica tecnica al modulo del contatore delle ore – una sola, ma visivamente rilevante. Al posto della lancetta analogica a ore 12, il 37-02 utilizza un disco numerico rotante visibile attraverso una piccola finestrella. Il risultato è più contemporaneo, perfettamente coerente con lo spirito retrò-sportivo dei Seventies Chronograph Panorama Date: una famiglia proposta in una varietà di quadranti decisamente ampia per un orologio di manifattura. Accostamenti cromatici vivaci tipici degli Anni ’70, colorazioni che difficilmente si trovano altrove nell’orologeria in generale, non solo in quella tedesca. Il 37-02 dimostra che un calibro nato per l’affidabilità quotidiana può vestirsi in modi molto diversi senza rinunciare a nulla della propria sostanza meccanica.
Calibro 37-23: il SeaQ Chronograph
La terza declinazione è quella più distante dalla filosofia originale del Senator, e forse la più rivelatrice sulla flessibilità dell’intero progetto. Il 37-23 equipaggia il SeaQ Chronograph – il cronografo subacqueo della casa – e porta con sé alcune modifiche che vanno ben oltre una semplice variazione di quadrante. La prima differenza visibile è la disposizione bi-compax: due contatori invece di tre. Il totalizzatore delle ore cronografiche a ore 12 viene eliminato – quello spazio è occupato dal logo Glashütte Original – mentre rimangono il totalizzatore dei 30 minuti a ore 3, i piccoli secondi a ore 9 e la Grande Data a ore 6.

Un quadrante più essenziale, più leggibile in condizioni di scarsa visibilità, senza sacrificare la firma stilistica del marchio. Le differenze più importanti, però, non sono quelle che vedi dall’esterno. La prima: la spirale in silicio. Il silicio è antimagnetico per natura, ha una stabilità dimensionale elevata alle variazioni di temperatura e non richiede lubrificazione. Per un orologio concepito per il mare – dove la presenza di campi magnetici e gli sbalzi termici sono routine – non è un dettaglio trascurabile.
La seconda modifica riguarda una sfida tecnica specifica dell’ambiente subacqueo. Per superare la prova di caduta da un metro richiesta dalla norma ISO 6425 e dalla più severa DIN 8306, il punto critico non è il movimento – è il quadrante. Se si flette o distorce sotto l’impatto, le lancette si inceppano. La soluzione adottata dagli orologiai di Glashütte Original è ingegnosa nella sua semplicità: al centro del quadrante è inserita una bussola esagonale cava in acciaio, il cui compito è ancorare saldamente il quadrante alla struttura e impedirne qualsiasi deformazione in caso di urto.
Un componente aggiuntivo del tutto invisibile dall’esterno, ma decisivo per la robustezza complessiva dell’orologio. Attraverso il fondello trasparente si possono ammirare i raffinati dettagli di finitura del calibro: la platina a tre quarti finemente cesellata, le coste di Glashütte – simili ma non identiche alle côtes de Genève – e la massa oscillante scheletrata con le due G contrapposte del marchio.
Spoiler: sta per uscire una quarta versione, ma al momento so solo che sarà presentata tra un mese, quindi tieni gli occhi aperti perché la recensirò senz’altro.
- Per maggiori informazioni sui cronografi, visita il sito web Glashütte Original.
Conclusione
Il Calibro 37 non è un movimento spettacolare nel senso teatrale del termine. Non è un tourbillon volante, non è un calendario perpetuo, non è concepito per fare colpo sui visitatori di una fiera. È qualcosa di diverso e – mi azzardo a dire – più utile: un cronografo di vera manifattura costruito per durare, per essere servito in modo efficiente, e per adattarsi a contesti d’uso molto diversi senza mai venir meno alla propria sostanza tecnica.
C’è sincerità in questo movimento, e si legge nell’architettura: le leve tutte sullo stesso piano, il pignone oscillante recuperato dalla tradizione ottocentesca, la possibilità di isolare e riparare singole sezioni senza dover smontare il calibro per intero. Sono scelte partorite da orologiai pragmatici, non dal marketing. Il dato forse più interessante per chi acquista con la testa è quello di mercato: un cronografo automatico di manifattura con funzione flyback, ruota a colonne e Gran Data panoramica – in casa Glashütte Original – si trova ancora in una fascia di prezzo che, rapportata al contenuto tecnico reale, rimane sorprendentemente accessibile rispetto ai vertici dell’orologeria cui egli stesso appartiene.
La domanda che ti lascio questo mese è semplice: quanto vale per te – al di là di quello che viene dichiarato – la certezza che ogni singolo ingranaggio del movimento al tuo polso sia stato progettato nella stessa officina dove è stato costruito? Scrivilo nei commenti.
Domande frequenti sul Calibro 37 di Glashütte Original
Cos’è il Calibro 37 di Glashütte Original?
Il Calibro 37 di Glashütte Original è il primo cronografo automatico integrato progettato e costruito interamente in-house dalla manifattura sassone. Composto da 450 componenti e 65 rubini, batte a 4 Hz (28.800 alternanze/ora) e garantisce 70 ore di riserva di carica. Integra funzione flyback, ruota a colonne e Gran Data panoramica (Panorama Date).
Quando è stato introdotto il Calibro 37 e quali modelli equipaggia?
Il Calibro 37 è stato introdotto nel 2014 ed equipaggia tre modelli principali di Glashütte Original: il Senator Chronograph Panorama Date (variante 37-01), il Seventies Chronograph Panorama Date (variante 37-02) e il SeaQ Chronograph (variante 37-23).
Qual è la differenza tra le varianti Calibro 37-01, 37-02 e 37-23?
Le tre varianti condividono la stessa architettura meccanica di base (ruota a colonne, flyback, 4 Hz, 70 ore di riserva di carica). Le differenze riguardano la visualizzazione delle informazioni: il 37-01 usa una lancetta analogica per il contatore delle 12 ore cronografiche; il 37-02 sostituisce la lancetta con un disco numerico a finestrella; il 37-23, destinato al SeaQ subacqueo, adotta un layout bi-compax ed elimina il contatore delle 12 ore cronografiche.
Cos’è il pignone oscillante del Calibro 37 e quali vantaggi offre rispetto agli altri sistemi di innesto?
Il pignone oscillante (tilting pinion) è il sistema di innesto con cui il cronografo del Calibro 37 si collega al treno del tempo, basato su un principio brevettato nel 1887. A differenza dell’innesto orizzontale classico – che causa spesso un tremolio (flutter) della lancetta all’avvio – o di quello verticale – che richiede superfici frizionanti soggette a usura – il pignone oscillante si inclina per ingranare direttamente con la ruota del treno del tempo. Il risultato è un avvio della lancetta dei secondi fluido, privo di flutter e meccanicamente più durevole nel tempo.
Il SeaQ Chronograph con Calibro 37-23 ha la spirale in silicio?
Sì. La variante 37-23 montata nel SeaQ Chronograph integra una spirale in silicio, materiale antimagnetico per natura, stabile alle variazioni di temperatura e privo della necessità di lubrificazione. Una scelta tecnica coerente con la destinazione d’uso di un cronografo subacqueo certificato ISO 6425 e DIN 8306.
Il Calibro 37 di Glashütte Original ha la funzione flyback?
Sì. Tutte e tre le varianti del Calibro 37 – il 37-01, il 37-02 e il 37-23 – integrano la funzione flyback (retour-en-vol), che permette di azzerare e riavviare il cronografo con una singola pressione prolungata, senza dover prima fermare la lancetta.
Qual è la riserva di carica del Calibro 37 di Glashütte Original?
Il Calibro 37 garantisce una riserva di carica di 70 ore, erogata da un singolo bariletto. Una scelta che consente di superare agevolmente un weekend senza rimontare l’orologio, mantenendo al contempo una complessità costruttiva inferiore rispetto alle soluzioni a doppio bariletto.
Commenti
Buongiorno Massimo
Come sempre ho letto tutto l’articolo fino in fondo e ti dirò… quanto darei per mettermi al polso un Il cronografo GUB Calibro 64.
Mamma mia che spettacolo!!
Per rispondere alla tua domanda: “quanto vale per te – al di là di quello che viene dichiarato – la certezza che ogni singolo ingranaggio del movimento al tuo polso sia stato progettato nella stessa officina dove è stato costruito?” Massimo, virtualmente mi conosci da anni, e penso che ormai sai come la penso: Purtroppo sono pochissime le case costruttrici di orologi che possono vantare che ogni singolo componente sia fatto in house. Facendo una ricerca (e volendo la possono fare tutti, basta documentarsi e aver voglia di leggere), anche case ultra blasonate (che conoscono tutti) hanno qualche componente che viene dal mercato cinese (che non vuol dire che sia scadente, sia ben chiaro), ma la definizione “Swiss Made” o “Made in Germany” o altro Made non vuol dire che tutti i componenti siano fabbricati in quella nazione e soprattutto non vuol dire che siano progettati e fatti nella stessa officina. Marchi svizzeri – non Rolex, ma molti altri – hanno silenziosamente delocalizzato la produzione, e con essa il know-how manifatturiero. Anche orologi con un costo di diversi zeri, hanno qualcosa che viene da fuori casa. Con questa scelta però a cosa andiamo incontro? in primis problemi di qualità, perchè puoi tenere sotto controllo la tua filiera di produzione, ma se la delocalizzi all’estero… qualcosa prima o poi ti sfugge, sempre!
Quindi viva i marchi che con tutte le difficoltà del caso, restano fedeli alla propria storia e fanno tutto internamente.
Grazie
Grazie Lorenzo, non sono in molti a leggere oltre 3.000 parole su un calibro – e questo la dice lunga su di te. La tua curiosità è quella che muove i veri appassionati: indipendente dal prezzo, sempre in cerca di capire come un meccanismo funziona davvero.