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Milano: una finestra sul Patek Philippe Museum

La passione di Robert ci guida alla visita dell'esposizione degli orologi capolavori del Patek Philippe Museum a Milano: "The Values of a Family Watch Company"

di Robert Daolio 4 MIN LETTURA

 

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250 pezzi di oltre 2000 gelosamente custoditi nel Patek Philippe Museum , esposti al meraviglioso Palazzo della Ragione a Milano dal 1° al 4 luglio: potevamo mancare? Ovviamente no.

Lottando contro un caldo irragionevole, entriamo a “palazzo” e troviamo un allestimento quasi minimalista, il marrone, colore predominante dell’azienda, ci si presenta davanti ricoprendo i due lati della grande sala con pannelli imponenti ma discreti e basta alzare di poco gli occhi per scoprire il perfetto contrasto cromatico con le pareti ed i soffitti affrescati.
Bene, ma non siamo qui per ammirare le meraviglie architettoniche e basta solo uno sguardo alle piccole teche che circondano il perimetro per capire che quello che ci apprestiamo a vedere non è cosa da tutti i giorni. Io e contaminuti ci scambiamo un’occhiata e ci intendiamo all’istante: certe cose vanno assaporate in solitudine… I commenti sono rimandati a più tardi.
La presenza di visitatori è maggiore alle mie aspettative e questo mi regala un piacere nascosto, le guardie giurate sempre attente e presenti ma discrete e decido da dove cominciare.
La parte più ampia della sala è dedicata alle nuove collezioni e avvicinarsi a questi involucri di cristallo ed avere questi sogni con le lancette a 20 cm da me e doversi limitare a fotografarli non è facile:

La Patek Philippe è ormai incastonata nell’Olimpo dell’orologeria e questo sembra quasi normale, anche senza poterli toccare; non è facile rimanere immuni dal fascino che trasuda dalle forme, dai particolari e dalla perfezione delle rifiniture passando e ripassando lo sguardo tra Nautilus e Aquanaut, sportivi ed eleganti (potendoli accompagnare con gemelli di eguale fattura!), passando voracemente, per non perdere nulla, da un Calendario Annuale ad uno Perpetuo e soffermandosi reverente davanti allo Sky Moon Tourbillion, l’orologio da polso più complicato mai prodotto dalla Patek Philippe: calendario perpetuo con lancetta retrograda della data, ripetizione minuti, tourbillon e sul lato fondo cassa l’indicazione dell’ora siderale e la raffigurazione della volta celeste con movimento delle stelle, movimento angolare della luna e fasi lunari.

Sembra strano dirlo in questo contesto, completamente circondato da orologi, ma il tempo sembrava non passare mai. Ogni passo una nuova riscoperta e nuove emozioni, ritrovando il “buon vecchio” Calatrava, maestro di eleganza e sobrietà, nato nel 1932 ed ispirato ai principi del Bauhaus: “La forma di un oggetto è dettata dalla sua funzione”. E quale migliore dimostrazione di questa regola?

Fantastico, mi guardo intorno e vedo contaminuti posseduto davanti ad un esemplare di Ore del Mondo e non ho il coraggio di disturbarlo. Vado avanti dove la sala si restringe e mi costringe ad entrare in una specie di corridoio circolare dove mi accolgono, ben illuminati, oggetti senza tempo che danno le vertigini al solo pensiero di quante mani, nel corso dei decenni (Secoli?), hanno avuto la fortuna di sfiorarli e chissà cosa pensano loro di noi che li guardiamo chini e con gli occhi sgranati…
Sono appena entrato in quella che è solo un appendice del Museo della Patek Philippe, dove sono custoditi molti dei più preziosi segnatempo della storia svizzera ed è come usare la macchina del tempo:

come questo orologio con indicazione tattile delle ore con scappamento a cilindro a tegola di rubini di Breguet, passando per segnatempo costruiti appositamente per papi, re, imperatori e quant’altro e non posso fare a meno di immaginare Papa Leone XIII che consulta l’ora nella solitudine delle sue stanze o Pio IX che sfiora col pollice le insegne del Vaticano dipinte in smalto o chi ha la fortuna di ammirare le miniature a smalto di Giuseppe Bruno (1648-1726).

Capite cosa intendo? La migliore macchina del tempo finora inventata è la nostra fantasia, ma anch’essa ha bisogno di carburante e vedere da così vicino oggetti così lontani rende tutto più semplice.
Ma non ho ancora visto il pezzo forte, ed infatti eccolo, proprio mentre la curva vira verso il ritorno: lo Star Caliber 2000.

Otto anni, per studiare, sormontare ostacoli, costruire. Sei brevetti. 21 complicazioni. Il terzo orologio più complicato della storia (gli altri due sono il Calibro 89 ed il Graves, sempre Patek Philippe).

1)Equazione del tempo continua
2)Ora della levata del sole
3)Ora del tramonto del sole
4)Indicazione di 24 ore giorno/notte col passaggio del sole
5)Calendario perpetuo
6)Data
7)Ciclo dell’anno bisestile
8)Giorno della settimana
9)Mese
10)Stagione
11)Mappa celeste
12)Orbita della luna
13)Fasi lunari
14)Indicazione della riserva di carica del movimento
15)Indicazione della riserva di carica della suoneria
16)Carica bidirezionale
17)Regolazione di precisione del movimento dall’esterno
18)Bottone al pendente per aprire i coperchi a molla
19)Carillon Westminster al passaggio su cinque timbri
20)Ripetizione minuti su cinque timbri
21)La suoneria al passaggio è bloccata quando la molla principale è scarica.

Non ho parole, quindi faccio il giro ancora un paio di volte, scatto qualche altra foto (e mi scuso per la scarsa qualità), finché mi rendo conto di avere fame, mi guardo intorno e vedo contaminuti che sguazza beato nel suo elemento e penso che il pranzo può aspettare.
Bellissima iniziativa, sperando di invogliare chiunque a visitare il Patek Philippe Museum a Ginevra. Per informazioni seguite il link in testa all’articolo.

robert

 

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