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Maurice Lacroix Memoire 1: il metallo e la memoria

In questa recensione Robert ci spiega questo capolavoro in grado di mantenere la memoria sulle funzioni cronografiche pur avendo un movimento meccanico

di Robert Daolio 3 MIN LETTURA

 

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Ricordarsi un nome, una via o un appuntamento, per noi è normale anche se nessuno ha ben compreso come funzioni il nostro cervello. Ma per noi è facile anche senza addentrarsi nella miriade di impulsi elettrici che attraversano la nostra materia grigia. E’ facile, ripeto, perché ci siamo abituati: ma dare memoria a elementi di metallo assemblati (con l’ausilio di doti magiche, mi viene da pensare) ci porta in un mondo nuovo e, fino a poco tempo fa, sconosciuto.
Niente capanna fatiscente, niente pentoloni ribollenti ed ingredienti improbabili: solo abilità e quel pizzico di genio che spinge gli uomini sempre un po’ più in là.
Maurice Lacroix ci accompagna salendo lo scalino di una complicazione meccanica che entra di diritto nella rosa delle più difficili da attuare: Memoire 1. In pratica la possibilità di leggere sul quadrante, con le stesse due lancette, l’ora e la misurazione cronografica alternandole con la sola pressione di un tasto. Per chi si accompagna con orologi al quarzo, questa può sembrare una banalità, ma chi predilige la meccanica capirà quanto difficile sia riuscire in una tale impresa: infatti è il primo del suo genere e per questo verrà ricordato per aver aperto nuove porte all’orologeria contemporanea.
Sul quadrante troviamo due lancette, una per i secondi ed una per i minuti, il disco delle ore con indice triangolare e, al 3, la modalità di lettura Chrono o Tempo.

Maurice Lacroix - Memoire 1
Maurice Lacroix - Memoire 1

La lancetta dei secondi, grazie alla punta ricurva favorisce la lettura sulla lunetta in zaffiro posta sul fianco, mentre il pulsante coassiale alla corona di carica permette di cambiare modalità, spostando le lancette tra segnalazione dell’ora e funzioni cronografiche mantenendo memoria delle informazioni della funzione precedente; il pulsante al 2 si occupa di avviare e fermare il cronografo mentre quello al 4 lo azzera. E, tanto per non farci mancare nulla, troviamo anche il datario a finestrella con disco inclinato al 12.


Diverse sono le componenti sofisticate di questo meccanismo, tra cui il rotore a carica bidirezionale decentrato in tungsteno ed il bilanciere, che alle tipiche razze sostituisce un disco di zaffiro.
Il calibro di manifattura ML 128 garantisce un’autonomia di carica di quattro giorni ed è rivestito da una cassa in oro bianco con fondello dotato di oblò in vetro zaffiro antiriflesso.
49 mm di diametro per uno spessore di 20 mm: e solo 9,85 di movimento!

Dunque, ragionando su questo orologio, mi sono chiesto: perché? Mi spiego: sono d’accordo sul fatto che la tecnologia abbia preso una sua giusta direzione sfruttando conoscenze e materiali ogni anno più innovative e grazie alle quali il nostro stile di vita è decisamente migliorato; sono d’accordo sull’impegno che si dedica a ricercare e ad avvicinarsi sempre di più al futuro; sono d’accordo e condivido la curiosità dell’essere umano che ci ha portato dalle canoe allo Shuttle. Quindi: perché? Perché costruire dal nulla, con notevole impegno di risorse economiche e d’ingegno, un orologio che può fornire il dieci per cento delle funzioni di un qualsiasi omaggio che troviamo nelle confezioni di cereali?
L’ho capito solo guardando la foto del movimento: dove qualcuno può vedere un casuale ed incomprensibile groviglio di metallo al limite dell’inutilità, io ho visto la perseveranza e la volontà di quell’uomo che sfruttando abilità e cervello, voleva rendere più veloce e più sicura la sua canoa. Non avendo nessuna nozione di idrodinamica usava la fantasia e il legno, e ora qualcuno vuole dimostrare che quelle stesse attitudini possono risolvere qualsiasi problema.
Con fantasia e metallo, stavolta. Anzi, Con metallo e memoria.

robert

 

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